Sushi e pesce crudo senza corretto abbattimento: i NAS sequestrano 30 chili di alimenti in un ristorante di Milano

Un controllo a sorpresa dei Carabinieri del NAS in un ristorante di sushi nel centro di Milano ha portato alla distruzione di 30 chilogrammi di alimenti tra pesce non correttamente abbattuto e prodotti conservati in modo non conforme, oltre a sanzioni amministrative per complessivi 3.000 euro. L’ispezione è documentata in un video realizzato da DMAX, all’interno di un format dedicato all’attività dei NAS, con alcune riprese effettuate direttamente dagli stessi militari durante il controllo.

L’attenzione degli ispettori si è concentrata fin dall’inizio soprattutto sulle procedure di abbattimento del pesce destinato a essere consumato crudo, sulla tracciabilità degli alimenti e sulle condizioni igienico-sanitarie delle aree di preparazione.

Dubbi sull’abbattimento del pesce e personale impreparato

Durante il controllo, gli ispettori hanno chiesto al personale di mostrare l’abbattitore e di spiegare le procedure adottate per il trattamento del pesce crudo. Il sushi chef, però, è apparso in difficoltà nel rispondere alle domande tecniche.

I militari hanno ricordato come l’abbattimento rappresenti un passaggio fondamentale per eliminare il rischio legato all’Anisakis, il parassita che può essere presente nelle carni di alcune specie ittiche. Per essere efficace, il pesce deve restare nell’abbattitore per almeno 24 ore a una temperatura di almeno -20 gradi al cuore del prodotto, prima della successiva fase di scongelamento controllato.

Nel corso della verifica sono emerse diverse incongruenze nella gestione delle etichette e delle date di lavorazione. Secondo quanto rilevato dai NAS, alcuni prodotti risultavano privi di riferimenti temporali chiari, mentre altre indicazioni non rispettavano i tempi massimi di conservazione indicati dai fornitori.

L’abbattitore non funzionava e celle frigorifere con anomalie

Uno degli aspetti più critici dell’ispezione ha riguardato proprio l’abbattitore. Il display dell’apparecchiatura risultava malfunzionante e indicava una temperatura di 66 gradi, incompatibile con il corretto funzionamento di un sistema destinato all’abbattimento del pesce.

Per gli ispettori, l’assenza di un corretto controllo della temperatura rendeva impossibile verificare che il pesce fosse stato realmente sottoposto alla procedura prevista dalla normativa.

Le verifiche sono poi proseguite nei magazzini e nelle celle frigorifere, dove sono state riscontrate condensa, prodotti parzialmente scongelati, sporco diffuso, residui di olio, muffa e una perdita d’acqua raccolta con una bacinella, elementi ritenuti indicativi di un malfunzionamento degli impianti di refrigerazione.

Sono state inoltre contestate irregolarità nella conservazione di alcuni alimenti e nella gestione dei prodotti congelati e decongelati.

Distrutti 30 chili di alimenti e sanzioni per 3.000 euro

Al termine dell’ispezione, i NAS hanno accertato che salmone e tonno venivano acquistati già idonei al consumo a crudo, mentre per specie come branzino e ricciola non risultavano rispettate le corrette procedure di abbattimento. Di conseguenza, tali prodotti avrebbero potuto essere somministrati esclusivamente previa cottura.

I militari hanno disposto la distruzione di circa 30 chilogrammi di alimenti tra pesce non abbattuto e prodotti conservati in modo non conforme. Al titolare sono state contestate sanzioni amministrative pari a 1.000 euro per le carenze igienico-sanitarie e ulteriori 2.000 euro per la mancata applicazione delle procedure di autocontrollo previste dalla normativa.

Come precisato nella parte finale del servizio di DMAX, successivamente al controllo il ristorante ha provveduto a riparare l’abbattitore e a sanare le principali criticità igieniche riscontrate durante l’ispezione.

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