Per chi ha bisogno di cure per la salute mentale, il luogo in cui vive può fare la differenza nell’accesso e nell’organizzazione dell’assistenza. È quanto emerge dal Rapporto SIEP 2026, elaborato dalla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica sui dati 2024 del Sistema Informativo per la Salute Mentale del Ministero della Salute. Nell’indice costruito attraverso 14 indicatori, tra risorse, personale, posti letto, ricoveri e continuità delle cure, emergono forti differenze territoriali: la Provincia autonoma di Bolzano e la Liguria si collocano nella parte alta, mentre Sardegna e Molise sono tra le realtà con maggiori criticità. Il confronto va però letto con cautela, perché la disponibilità e la completezza dei dati non sono uniformi.
Salute mentale, quasi 850mila persone assistite
Il quadro nazionale mostra comunque quanto sia ampia la domanda di assistenza. Nel 2024 sono state 845.516 le persone con problemi di salute mentale prese in carico dai servizi specialistici, mentre 272.497 hanno avuto il primo contatto con un Dipartimento di Salute Mentale durante l’anno. I servizi territoriali hanno erogato oltre 10 milioni di prestazioni. Il Rapporto del Ministero evidenzia inoltre una prevalenza femminile tra gli utenti: le donne rappresentano il 55,9% del totale. Si tratta di dati che fotografano soprattutto l’attività dei servizi pubblici e convenzionati e non l’intera popolazione con un disturbo o un disagio psicologico.
Quanto conta il territorio nelle cure
Le differenze regionali riguardano risorse, personale e modalità di presa in carico. La spesa pro capite per la salute mentale, secondo il Rapporto SIEP 2026, varia dai 37 euro della Campania ai 115 della Provincia autonoma di Bolzano, a fronte di una media nazionale di 75 euro. Anche la distribuzione dei servizi non è omogenea. La Liguria, per esempio, presenta un numero di operatori dei Dipartimenti di Salute Mentale superiore alla media nazionale e una spesa pro capite più elevata, ma anche un numero di utenti trattati significativamente maggiore. Questo dato, da solo, non indica necessariamente una maggiore presenza di disturbi: può riflettere anche una diversa capacità dei servizi di intercettare e prendere in carico le persone.
Non è solo una questione di soldi
La fotografia restituita dal rapporto suggerisce che la qualità dell’assistenza non dipende esclusivamente dalle risorse disponibili, ma anche da come vengono organizzate. Il confronto con gli altri indicatori sanitari mostra infatti che una Regione può ottenere risultati complessivamente elevati nei Livelli essenziali di assistenza senza trovarsi necessariamente nella stessa posizione per i servizi di salute mentale. Per questo il Ministero ha previsto, con il nuovo Piano di azioni nazionale per la salute mentale 2025-2030, il potenziamento della diagnosi precoce, della neuropsichiatria infantile e delle équipe multidisciplinari territoriali. L’obiettivo è rafforzare una rete capace di intervenire non soltanto quando il disturbo è già grave, ma lungo tutto il percorso di cura, coinvolgendo anche famiglie, scuola e servizi sociali.

