Specializzazione in Medicina, i migliori laureati puntano tutti sul cuore: 247 su mille scelgono Cardiologia

Tra i mille candidati con il punteggio più alto al concorso nazionale, quasi uno su quattro ha scelto cardiologia. Snobbate urologia e chirurgia vascolare, mentre cresce il numero complessivo di borse assegnate rispetto al 2025: 89% contro l’84% dello scorso anno.

Sono stati resi noti i dati sulla specializzazione scelta dai futuri medici specialisti italiani, ricavati dalle opzioni dei mille candidati che hanno ottenuto il punteggio più alto al concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione, su un totale di 15mila partecipanti. Chi si è classificato ai vertici della graduatoria aveva la possibilità di scegliere praticamente qualsiasi disciplina e sede: le sue preferenze restituiscono quindi una fotografia abbastanza fedele di cosa attrae davvero i laureati più preparati. Il verdetto è netto: cardiologia in testa, seguita da dermatologia e oftalmologia, mentre discipline di lunga tradizione come urologia e chirurgia vascolare restano quasi del tutto ignorate.

Il cuore in testa

La specialità più richiesta tra i migliori è “malattie dell’apparato cardiovascolare“, meglio nota come cardiologia: l’ha scelta un candidato su quattro, per la precisione 247 su mille, andando a occupare il 42% dei posti complessivamente disponibili nella disciplina a livello nazionale. Al secondo posto si colloca la dermatologia, con 131 preferenze che hanno esaurito tutti i posti messi a bando: chi non ha ottenuto un punteggio molto alto quest’anno non ha avuto alcuna possibilità di intraprendere questa strada. Il podio si chiude con l’oftalmologia, 109 scelte pari al 51% dei posti disponibili. Non è un caso che le prime tre discipline in classifica siano tutte specialità che offrono, oltre al lavoro ospedaliero, sbocchi consistenti nella libera professione.

Con marcato distacco, ma comunque tra le preferite, figurano neurologia (82 scelte), endocrinologia (56) e pediatria (54). Segue chirurgia plastica, che si ferma a 48 preferenze tra i migliori nonostante le prospettive di guadagno: per chi non è rientrato nei primi mille, restano comunque altri 52 posti disponibili nella disciplina. Chiudono la top ten malattie dell’apparato digerente (45 scelte), ginecologia e ostetricia (29) e anestesia e rianimazione (23).

Le discipline ‘snobbate’

Se in cima alla classifica la scelta pare quasi ‘scontata’, un dato interessante riguarda il fondo della graduatoria. Tra i mille candidati con il punteggio migliore, solo in due hanno optato per igiene, per malattie dell’apparato respiratorio e per chirurgia pediatrica. Ancora più marginali le preferenze per medicina legale, medicina nucleare, radioterapia e chirurgia toracica, scelte da un solo candidato ciascuna. Ma il dato che più colpisce è un altro: nessuno dei mille migliori laureati d’Italia ha scelto urologia, disciplina che pure offre numerosi sbocchi professionali sia sul fronte chirurgico sia su quello medico. La stessa sorte è toccata alla chirurgia vascolare.

Più borse assegnate rispetto al 2025

Allargando lo sguardo a tutti i candidati, e non solo ai migliori, il quadro generale migliora rispetto allo scorso anno: le borse di studio effettivamente assegnate sono state l’89% del totale, contro l’84% del 2025. Si tratta per ora di una prima assegnazione, perché i candidati potranno modificare le proprie indicazioni fino a novembre, quando inizieranno effettivamente gli studi, generando ulteriori scorrimenti in graduatoria. Il numero complessivo di ingressi nelle scuole di specializzazione è comunque salito a 13.100, contro i 12.200 dell’anno precedente.

Anche le discipline storicamente più in difficoltà mostrano segnali di miglioramento, pur restando lontane dal saturare i posti disponibili. La medicina d’urgenza ha registrato 649 ingressi su 985 borse messe a bando, circa 110 in più rispetto allo scorso anno. La radioterapia resta una delle specialità più in affanno, con appena 86 candidati per 149 posti, ma anche qui si registra un progresso. Cresce in modo più deciso la medicina nucleare, passata da 36 a 69 iscritti, mentre l’anestesia e rianimazione guadagna oltre cento ingressi, salendo da 1.166 a 1.297.

Un riflesso del sistema

Nel complesso, i numeri raccontano una generazione di neolaureati che guarda con attenzione alle discipline più remunerative o compatibili con la libera professione, lasciando ai margini specialità cruciali per la tenuta del sistema sanitario pubblico, come l’urologia o la chirurgia vascolare. Un disallineamento che, se confermato negli anni a venire, rischia di tradursi in una carenza strutturale di specialisti proprio nei settori dove il fabbisogno resta più alto.

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