I risultati di una ricerca scientifica su questa proteina – Qui Salute Magazine
Uno studio congiunto condotto tra l’Università di Colonia e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ha individuato un meccanismo fondamentale che potrebbe rivoluzionare l’approccio terapeutico alle malattie autoinfiammatorie rare dell’età pediatrica. I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Nature, offrono nuove prospettive per comprendere e trattare patologie finora prive di cure efficaci.
Il sistema immunitario che si rivolta contro l’organismo
In alcuni bambini affetti da malattie autoinfiammatorie genetiche, il sistema immunitario, invece di proteggere l’organismo, innesca una risposta infiammatoria anomala e dannosa. Questo provoca lesioni a carico di vasi sanguigni, tessuti e organi, con conseguenze cliniche anche gravi. Una delle patologie più emblematiche di questo gruppo è la SAVI (STING-Associated Vasculopathy with onset in Infancy), una malattia rara di origine genetica che colpisce precocemente e per la quale, ad oggi, non esistono trattamenti risolutivi.
La proteina STING e la necroptosi: una connessione decisiva
Il gruppo di ricerca coordinato dal dott. Gianmaria Liccardi, biologo molecolare dell’Università di Colonia e affiliato al Centre for Molecular Medicine e al cluster di eccellenza CECAD, ha scoperto che una specifica proteina del sistema immunitario, STING, ricopre un ruolo determinante nell’attivare un processo di morte cellulare programmata noto come necroptosi.
In particolare, STING funge da sensore che rileva segnali di pericolo, come infezioni virali o danni al DNA, e innesca una cascata di eventi biochimici che portano all’attivazione di un’altra proteina, ZBP1, responsabile diretta della necroptosi. Questa forma di autodistruzione cellulare, quando non regolata correttamente, diventa un potente fattore di infiammazione cronica. Lo studio ha evidenziato come la sovra-attivazione di questo meccanismo sia uno degli elementi scatenanti della malattia SAVI.
Dalla teoria alla pratica: analisi su pazienti pediatrici e modelli sperimentali
Grazie alla collaborazione con i medici e i ricercatori del Bambino Gesù, è stato possibile analizzare campioni biologici provenienti da bambini affetti da SAVI. Le analisi hanno confermato che in questi pazienti il processo di necroptosi è fortemente iperattivato. Successivamente, i ricercatori hanno sperimentato in modelli animali il blocco di questa via molecolare, ottenendo risultati promettenti: la soppressione della necroptosi ha portato a un netto miglioramento dei sintomi e a un allungamento della sopravvivenza.
“Abbiamo dimostrato che STING non è solo un regolatore della risposta immunitaria, ma può anche guidare direttamente la morte cellulare infiammatoria – spiega il dott. Liccardi –. Inibire questo processo potrebbe rappresentare una nuova strategia terapeutica, non solo per la SAVI ma anche per altre malattie autoinfiammatorie correlate”.
Implicazioni più ampie e prospettive future
Poiché l’attivazione di STING è coinvolta in numerose condizioni autoimmuni e autoinfiammatorie, questa scoperta apre la strada allo sviluppo di nuovi farmaci mirati alla necroptosi, in grado di ridurre l’infiammazione patologica. L’obiettivo è arrivare a trattamenti innovativi per malattie oggi prive di soluzioni, offrendo nuove speranze a tanti pazienti pediatrici e alle loro famiglie.
“La collaborazione tra centri di ricerca e ospedali pediatrici è fondamentale per trasformare la scienza di base in terapie reali”, sottolinea la dott.ssa Antonella Insalaco, reumatologa del Bambino Gesù e referente europea per le malattie autoinfiammatorie pediatriche. “Solo unendo competenze cliniche e scientifiche possiamo affrontare sfide così complesse”.
Il dott. Fabrizio De Benedetti, responsabile dell’unità di Reumatologia dell’ospedale romano, ha infine evidenziato l’importanza di investire sui giovani scienziati e sulla ricerca traslazionale: “Questo studio è la prova concreta che il talento, se sostenuto da istituzioni d’eccellenza, può generare scoperte di grande impatto sociale e clinico”.

