L’Italia riapre la porta al nucleare. Il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega sull’energia nucleare sostenibile, dopo il via libera della Camera dello scorso giugno. Il provvedimento segna un passaggio importante dopo quasi quarant’anni dall’interruzione del programma nucleare italiano, ma non significa che la costruzione di nuove centrali possa iniziare immediatamente.
La legge, infatti, affida al Governo il compito di definire attraverso successivi decreti legislativi il quadro normativo necessario per tornare a utilizzare l’energia nucleare a fini civili. Entro i prossimi mesi dovranno quindi essere stabilite regole, procedure autorizzative, sistemi di controllo e criteri per la localizzazione degli impianti. Il percorso è appena cominciato.
Nuovi reattori: cosa sono gli SMR
Il progetto italiano guarda alle tecnologie nucleari di nuova generazione. Tra quelle considerate ci sono gli SMR, Small Modular Reactor, reattori di dimensioni più contenute rispetto alle grandi centrali tradizionali e progettati secondo un approccio modulare. L’idea è realizzare sistemi standardizzati che possano essere prodotti, almeno in parte, in serie e assemblati successivamente. Le dimensioni ridotte e alcune caratteristiche progettuali potrebbero rendere gli SMR adatti anche a utilizzi differenti dalla produzione centralizzata di elettricità.
Accanto agli SMR si guarda agli AMR, Advanced Modular Reactor, tecnologie più avanzate che puntano a sistemi di sicurezza, combustibili e modalità di raffreddamento differenti rispetto ai reattori convenzionali. Sono tecnologie sulle quali è in corso attività di ricerca e sviluppo a livello internazionale. Per l’Italia, quindi, il ritorno al nucleare non coinciderebbe semplicemente con la riapertura delle vecchie centrali, ma con la costruzione di un nuovo sistema industriale e regolatorio.
Quando potrebbe arrivare la prima energia nucleare?
È una delle domande più frequenti dopo il voto del Parlamento. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha indicato il 2033-2034 come possibile periodo per l’entrata in funzione dei primi impianti. Si tratta però di un orizzonte indicativo, non di una data fissata dalla legge. Prima della produzione di elettricità sarà necessario completare numerosi passaggi: dalla definizione delle norme tecniche alla scelta delle tecnologie, dalle procedure di autorizzazione alla localizzazione degli impianti, fino alla realizzazione vera e propria. Per questo il voto parlamentare non deve essere interpretato come l’annuncio dell’imminente apertura di una nuova centrale. Il passaggio approvato crea piuttosto la cornice normativa per rendere possibile il ritorno del nucleare.
Il problema delle scorie non scompare
C’è poi una questione che accompagna da sempre il dibattito sull’energia atomica: la gestione dei rifiuti radioattivi. L’Italia deve ancora completare il percorso relativo ai materiali prodotti dalle attività nucleari del passato. Il ritorno alla produzione di energia atomica aggiungerebbe quindi una nuova dimensione al problema: oltre a gestire i rifiuti già esistenti, occorrerebbe organizzare anche il ciclo dei materiali derivanti dai futuri impianti. La nuova normativa dovrà intervenire anche su questo fronte, definendo responsabilità, sicurezza, gestione del combustibile esaurito e sistemi di controllo. Non è soltanto una questione tecnologica. Stoccaggio, trasporto e localizzazione delle strutture coinvolgono infatti anche territori e comunità locali, rendendo il consenso e la trasparenza elementi centrali del percorso.
Sicurezza nucleare: quali controlli?
Uno dei punti più delicati sarà la costruzione del nuovo sistema di sicurezza e vigilanza. La legge delega prevede un quadro specifico per la sicurezza degli impianti e per le attività di controllo. Sarà quindi necessario definire con precisione competenze, responsabilità e procedure di autorizzazione e monitoraggio. Il tema assume particolare rilievo anche alla luce dell’evoluzione tecnologica: i nuovi reattori vengono progettati con sistemi di sicurezza differenti da quelli delle generazioni precedenti, ma ogni eventuale impianto dovrà comunque rispettare requisiti stringenti prima di poter entrare in esercizio.
Dal voto del Parlamento alle centrali: cosa succede adesso
Il passaggio parlamentare rappresenta dunque l’inizio, non la conclusione, del percorso. Nei prossimi mesi il Governo dovrà trasformare i principi della legge delega in norme operative. Poi arriveranno le procedure per individuare tecnologie, requisiti, eventuali siti e modalità di autorizzazione. Solo dopo questi passaggi si potrà arrivare alla realizzazione degli impianti. Il ritorno al nucleare italiano, insomma, non è ancora una questione di cantieri. È soprattutto una questione di scelte tecnologiche, regole, sicurezza, investimenti e territorio. E saranno proprio queste decisioni a determinare se e come l’energia atomica tornerà concretamente a far parte del sistema energetico nazionale.

