Addio a Osvaldo Bagnoli, fu il tecnico dello storico scudetto del Verona

Il calcio italiano dice addio a Osvaldo Bagnoli, l’allenatore che ha scritto una delle pagine più straordinarie della storia dell’Hellas Verona. Aveva 91 anni ed è morto a Verona, dove era ricoverato a causa di una patologia neurodegenerativa. Nato a Milano, era conosciuto da tutti come “Il Mago della Bovisa”, soprannome legato al quartiere della sua città d’origine che lo aveva visto crescere.

La straordinaria impresa con l’Hellas Verona

Se da calciatore aveva vestito le maglie di Milan, Verona, Udinese, Catanzaro e Spal, è soprattutto da allenatore che Osvaldo Bagnoli è entrato nella storia del calcio italiano.

Il suo capolavoro fu lo scudetto conquistato con l’Hellas Verona nel 1985, una delle imprese più sorprendenti di sempre. Dopo la promozione dalla Serie B nel 1981 e due finali di Coppa Italia, il suo Verona arrivò al trionfo grazie a una perfetta organizzazione tattica e a una difesa a zona impeccabile.

Fondamentali furono i gol di Galderisi, le geometrie di Di Gennaro e la corsa di Fanna, valorizzati da un allenatore capace di esaltare ogni elemento della squadra. Il Verona chiuse il campionato con la miglior difesa, appena 19 reti subite in 30 partite, e riuscì a superare club molto più attrezzati puntando sulla forza del gruppo.

Come ricordava anche Liedholm: “I punti di forza del suo Hellas sono il gruppo, il contropiede micidiale e la capacità di lottare in ogni occasione. Oltre che Osvaldo Bagnoli, un combattente di razza”.

L’esperienza tra Genoa e Inter

Dopo nove stagioni alla guida del Verona, concluse con la dolorosa retrocessione del 1990, Bagnoli iniziò una nuova avventura sulla panchina del Genoa di Aldo Spinelli. In appena due stagioni portò il Grifone a conquistare un prestigioso quarto posto in Serie A e successivamente una storica semifinale di Coppa Uefa.

Tra le imprese più memorabili di quel periodo spicca la vittoria ad Anfield contro il Liverpool, il primo successo ottenuto da una squadra italiana sul campo dei Reds. Era il Genoa della coppia offensiva Skuhravy-Aguilera, del brasiliano Branco, del capitano Signorini e del campione del mondo Collovati.

Successivamente arrivò la chiamata dell’Inter, dove rimase per una stagione e mezza. Nel 1993 centrò un secondo posto alle spalle del Milan allenato da Fabio Capello, ma l’anno seguente fu esonerato durante una delle stagioni più difficili della storia nerazzurra.

Una decisione che il presidente Ernesto Pellegrini, con il passare degli anni, avrebbe profondamente rimpianto, come raccontò in una delle sue ultime interviste alla Gazzetta: “Cosa non rifarei? Dopo trent’anni posso ammettere, per la prima volta, di avere sbagliato a esonerare Bagnoli, una persona per bene e un grande allenatore, il migliore che ho avuto insieme con Trapattoni”.

La scelta di lasciare il calcio

Dopo la conclusione dell’esperienza all’Inter, Osvaldo Bagnoli prese una decisione sorprendente: non tornò più ad allenare. Pur non avendo ancora compiuto sessant’anni, preferì chiudere la propria carriera in panchina per dedicarsi completamente alla vita privata.

La motivazione della sua scelta fu chiara: “Ho scelto di stare di più a casa e godermi la mia famiglia”. Una decisione della quale non si è mai pentito, vivendo lontano dai riflettori dopo aver lasciato un segno indelebile nella storia del calcio italiano.

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