I disturbi del comportamento alimentare non sono più solo anoressia e bulimia. Oggi, in Italia, colpiscono circa 3 milioni di persone e assumono forme sempre più diverse e complesse. A parlare di queste nuove declinazioni è la psichiatra Laura Dalla Ragione, in vista della Giornata mondiale dedicata ai DCA.
I nuovi disturbi alimentari in diffusione
Tra i quadri emergenti spicca l’Arfid (Avoidant Restrictive Food Intake Disorder), un disturbo ancora poco conosciuto e considerato tra i più recenti. Chi ne soffre consuma solo una quantità molto limitata di alimenti. Può manifestarsi a qualsiasi età, ma è più frequente durante l’infanzia e l’adolescenza. I dati mostrano una prevalenza maggiore nei maschi (60%) rispetto alle femmine (40%).
Accanto all’Arfid si stanno diffondendo altre forme di disagio legate al rapporto con il cibo e con il corpo. C’è la diabulimia, che riguarda persone con diabete di tipo 1 che usano l’insulina come strumento di controllo del peso; l’ortoressia, ossessione per il mangiare sano, molto diffusa soprattutto negli ambienti sportivi e nelle palestre; la bigoressia, caratterizzata da una fissazione per la massa muscolare, che colpisce in prevalenza i maschi.
Sempre più frequente è anche il disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder), segnato da abbuffate massicce – anche tra le 3.000 e le 30.000 calorie in meno di due ore – senza comportamenti di compensazione. Non mancano poi le sovrapposizioni tra anoressia e disturbi dello spettro autistico, presenti in circa il 30% dei casi, così come un’elevata incidenza di autolesionismo, soprattutto tra gli adolescenti con disturbi alimentari.
I dati dell’Istituto Superiore di Sanità
Sul fronte dell’assistenza, secondo i dati della Mappa DCA dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia esistono 150 centri dedicati: 120 appartenenti al Servizio sanitario nazionale e 30 al privato accreditato. La distribuzione, però, resta squilibrata: 78 al Nord, 31 al Centro e 41 tra Sud e Isole.
Il quadro diventa ancora più allarmante se si guarda ai numeri della mortalità. Solo nel 2025, i decessi legati ai disturbi dell’alimentazione sono stati 3.563, rendendoli la prima causa di morte tra gli adolescenti, subito dopo gli incidenti stradali. Le principali cause sono complicanze mediche e un alto tasso di suicidio. Un dato che cresce e che varia molto da zona a zona: si muore di più dove mancano strutture specializzate. La rete degli ambulatori multidisciplinari rappresenta un passo avanti importante, ma è ancora troppo disomogenea sul territorio nazionale.
Infine, secondo Dalla Ragione, chi lavora in questo ambito oggi deve confrontarsi con un fattore di diffusione potentissimo: i social media. Un tema affrontato anche nel libro Social fame, scritto insieme a Raffaela Vanzetta. Le piattaforme digitali moltiplicano l’accesso a informazioni pericolose su diete estreme e pratiche per perdere peso. App per il conteggio delle calorie, il monitoraggio del dispendio energetico e l’uso quotidiano dei social incidono profondamente sull’autostima e sull’immagine corporea, favorendo sintomi depressivi, l’interiorizzazione di ideali di magrezza irrealistici e un controllo ossessivo del corpo.

