Cibi ultra-processati, la SIGE lancia l’allarme: “Arrivano a rappresentare fino al 50% della dieta”

Entro fine anno un documento con le indicazioni basate sulle più recenti evidenze scientifiche

I cibi ultra-processati occupano ormai uno spazio sempre più importante nelle abitudini alimentari, tanto da arrivare a rappresentare fino al 50-60% dell’apporto calorico quotidiano nei Paesi ad alto reddito. È il quadro tracciato dalla Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE), che durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati ha fatto il punto sugli effetti di questi alimenti sulla salute dell’apparato digerente.

L’incontro ha rappresentato anche un primo passo verso la realizzazione di un position paper della società scientifica, atteso entro la fine del 2026, che raccoglierà le più recenti evidenze disponibili con l’obiettivo di fornire indicazioni chiare sia ai professionisti sanitari sia ai cittadini.

Sempre più presenti sulle tavole, anche in Italia

Piatti pronti, snack confezionati, bevande zuccherate, merendine e carni lavorate fanno ormai parte della quotidianità alimentare di milioni di persone. Un cambiamento che interessa anche l’Italia, dove si registra un progressivo allontanamento dalla dieta mediterranea, modello alimentare da sempre associato a una riduzione del rischio di malattie metaboliche e a un minore stato infiammatorio dell’organismo.

Secondo gli esperti, la crescente diffusione di questi prodotti è favorita dalla loro praticità, dalla lunga conservazione e dall’elevata appetibilità. Proprio queste caratteristiche, però, stanno modificando profondamente le abitudini alimentari delle popolazioni occidentali, soprattutto tra i più giovani.

Cosa sono gli alimenti ultra-processati

La classificazione NOVA definisce gli alimenti ultra-processati come preparazioni industriali ottenute principalmente da sostanze estratte o derivate dagli alimenti, alle quali vengono aggiunti ingredienti come emulsionanti, conservanti, coloranti, aromi, dolcificanti e altri additivi. In questi prodotti gli alimenti integri sono spesso assenti o presenti in quantità molto ridotte.

L’obiettivo dell’industria è quello di ottenere prodotti gustosi, pronti al consumo e con una lunga durata sugli scaffali. Tuttavia, numerosi studi osservazionali hanno associato un consumo elevato di questi alimenti a un maggior rischio di obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e patologie gastrointestinali, anche se la ricerca è ancora impegnata a chiarire i meccanismi biologici e il rapporto di causa-effetto.

L’obiettivo della SIGE: informare senza creare confusione

La SIGE sottolinea comunque la necessità di affrontare il tema con equilibrio, evitando semplificazioni che rischiano di confondere gli alimenti ultra-processati con le eccellenze dell’agroalimentare italiano. L’intenzione è quella di offrire ai consumatori strumenti basati su solide evidenze scientifiche per compiere scelte alimentari più consapevoli.

Il documento che sarà pubblicato entro la fine dell’anno servirà proprio a fare chiarezza su un argomento sempre più centrale nel dibattito scientifico e sanitario, in un contesto in cui la qualità complessiva della dieta continua a essere uno dei principali fattori di prevenzione delle malattie croniche.

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