Dopo Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna, il Veneto: dopo lunga e pregnante discussione tra le parti, la legge sul “fine vita” passa a maggioranza larga con 32 favorevoli contro 14 contrari e 5 astenuti. È la prima governata dal centrodestra a legittimare il suicidio assistito, innescando un terremoto politico. Continuità ideologica, moralismo religioso e il dualismo dei partiti vengono prevaricati con spirito (quasi) unanime dalla popolarità illuminista dell’idea. Ora c’è chi guarda a una regolamentazione nazionale.
Proposta decente
La proposta popolare di legge “Liberi subito” è pergiunta da più di tre anni. Oltre 9000 firme che richiedevano deliberate “procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito”. Ieri, dopo un iter travagliato ma denso in termini di confronto in una Regione tradizionalmente votata al conservatorismo cattolico e in capo a un dibattito di due giorni, la legge è passata a maggioranza assoluta con 32 voti a favore, 14 contro e 5 astensioni.
Un fatto senza precedenti, commentato con soddisfazione dagli esponenti politici che lo hanno sostenuto, in primis la fronda appoggiata dal governatore leghista Alberto Stefani e dal presidente del Consiglio regionale Luca Zaia. Nel gennaio 2024 una prima votazione della proposta di legge era stata respinta, per un solo voto. A detta di Zaia, “c’è stata una profonda discussione di oltre dieci ore, durante le quali sono intervenuti tutti i consiglieri. Sono state esposte chiaramente le ragioni del sì e del no, nel rispetto reciproco in aula”.
Da allora, il testo era stato emendato in più passaggi con clausole relative alla centralità delle cure palliative, al ruolo dei medici palliativisti e alla volontarietà del personale sanitario partecipante al caso specifico. La funzione della proposta passata ieri è quella di regolamentare i passaggi obbligatori della procedura di suicidio assistito: ovvero valutazione clinica, verifica dei requisiti necessari, informazione sulle alternative terapeutiche e palliative, parere degli organismi etici, e definizione delle modalità sanitarie della procedura.
Gli emendamenti approvati dal Consiglio regionale includono clausole finalizzate a garantire tempistiche ragionevoli della procedura; un maggiore peso del parere del medico palliativista nel contesto della commissione esaminatrice del singolo caso; imprescindibile volontarietà del personale medico coinvolto nel suicidio assistito; obbligatorietà di illustrare tutte le alternative rese disponibili al paziente dalla rete delle cure palliative; la fondazione di un Comitato bioetico regionale, con il compito di fornire indirizzi ai comitati territoriali di pratica clinica.
I commenti
Marco Cappato e Filomena Gallo, rispettivamente tesoriere e segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni – promotrice dell’iniziativa popolare – hanno commentato il voto con grande soddisfazione. “Dal Veneto arriva finalmente una scelta rispettosa dei diritti e delle libertà di chi soffre. L’approvazione della legge conferma che ‘Liberi Subito’ è una proposta che non appartiene a un partito o a uno schieramento, proprio perché è fondata sulla Costituzione, ed è di fondamentale importanza per dare concreta attuazione al diritto all’aiuto medico alla morte volontaria, già riconosciuto dalla Corte costituzionale grazie alle nostre azioni di disobbedienza civile”.
“Siamo grati ai 9.000 cittadini che hanno sottoscritto la proposta di iniziativa popolare, e alle consigliere e ai consiglieri della Regione Veneto che hanno approvato la nostra legge – hanno continuato Cappato e Gallo – Mentre il Parlamento continua a non intervenire, sono le Regioni che possono garantire alle persone malate procedure certe, uniformi e trasparenti, per dare garanzie alle persone che soffrono e al personale sanitario”.
Luca Zaia, leghista “progressista”, è consapevole della frattura che questa votazione va a causare nei banchi della destra nazionale, ma anche della necessità di dare una forma omogenea all’iter sul ‘fine vita’, altrimenti alla mercé della nebulosa legittimazione costituzionale già in vigore. Il voto “Rappresenta un risultato importante e un atto di responsabilità del Consiglio regionale del Veneto. È stata una discussione complessa e profonda, che ha coinvolto le coscienze prima ancora delle appartenenze politiche. Oggi il Parlamento dei Veneti ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di dare una risposta concreta a persone che vivono condizioni di sofferenza estrema”.
Giuseppe Servillo, presidente del Collegio dei professori ordinari di Anestesia e rianimazione, ha lungamente appuntato la nuova fonte mettendo in evidenza alcuni opportuni distinguo.
“Sul piano clinico, il suicidio assistito è un percorso medico strutturato, non un singolo gesto. Il medico deve valutare con grande attenzione che la persona sia pienamente capace di comprendere la propria condizione, che la decisione sia libera, stabile e non influenzata da sofferenze non trattate e che siano state offerte tutte le alternative disponibili, comprese le cure palliative e il supporto psicologico. Solo dopo questa fase di valutazione, il medico garantisce un ambiente sicuro e controllato e accompagna la procedura, mentre l’assunzione della sostanza avviene sempre in modo autonomo da parte del paziente” dice, mettendo in evidenza la distinzione tra suicidio assistito ed eutanasia”.
E ancora, sul ruolo del medico nella procedura: “Non è giudicare se una sofferenza sia ‘abbastanza grande’, ma capire che cosa c’è dietro quella richiesta: quanto la malattia pesa realmente sulla persona, se la scelta è lucida e davvero sua, se ha avuto accesso a tutte le cure e al sostegno psicologico che possono alleviare almeno una parte di quel peso. […] I criteri clinici non servono a escludere, ma a proteggere. Proteggere chi è fragile, chi potrebbe chiedere aiuto in un momento di disperazione, chi magari non ha ancora ricevuto il supporto o le cure capaci di cambiare la prospettiva”.

