L’Italia compie un primo passo verso il ritorno dell’energia nucleare. La Camera dei Deputati ha infatti approvato in prima lettura il disegno di legge sul cosiddetto “nucleare sostenibile”, un provvedimento che punta a reinserire l’atomo nella strategia energetica nazionale attraverso tecnologie di nuova generazione.
Energia nucleare sostenibile: ancora diversi passi da compiere
Al momento, però, si tratta soprattutto di una cornice normativa. Il testo approvato delega infatti il Governo a definire entro un anno tutte le regole necessarie per disciplinare il settore: dalla sperimentazione degli impianti alla loro localizzazione, passando per la gestione delle scorie radioattive e il sostegno alla ricerca.
L’obiettivo non è quello di tornare alle grandi centrali nucleari del passato, ma di puntare su sistemi più moderni e innovativi. In particolare, l’attenzione è rivolta agli Small Modular Reactors (Smr), piccoli reattori modulari considerati più flessibili, sicuri e veloci da realizzare rispetto agli impianti tradizionali. Parallelamente proseguiranno gli investimenti nella ricerca sulla fusione nucleare, una tecnologia che promette energia pulita ma che è ancora lontana da un utilizzo commerciale su larga scala.
Le stime del governo guardano al 2035-2040
Secondo le stime del Governo, i primi reattori modulari potrebbero entrare in funzione tra il 2034 e il 2035. Tempistiche che potrebbero anche cambiare in base all’evoluzione della ricerca scientifica. Per quanto riguarda invece i reattori di quarta generazione e la fusione nucleare, l’orizzonte temporale è ancora più distante, con prospettive che guardano oltre il 2040.
L’esecutivo considera il nucleare uno degli strumenti utili per raggiungere gli obiettivi europei di decarbonizzazione e neutralità climatica entro il 2050. Resta tuttavia difficile quantificare il peso effettivo che questa fonte energetica potrà avere nel futuro mix energetico nazionale. Le previsioni contenute nel Piano nazionale integrato energia e clima indicano una quota compresa tra l’11 e il 22 per cento, una forbice ancora molto ampia che testimonia le numerose incognite sul percorso da seguire.
Smaltimento dei rifiuti radioattivi tra i temi più discussi
Tra i temi più delicati resta quello dello smaltimento dei rifiuti radioattivi. Il disegno di legge introduce la possibilità per i territori di candidarsi volontariamente a ospitare impianti e siti di stoccaggio, nel tentativo di superare l’impasse che da anni blocca la realizzazione del deposito nazionale unico. Una scelta che punta a favorire il dialogo con le comunità locali evitando imposizioni dall’alto.
Non sono mancate le critiche delle opposizioni, che ritengono più opportuno concentrare risorse e investimenti sullo sviluppo delle energie rinnovabili, già mature dal punto di vista tecnologico e competitive sul mercato. Durante il dibattito parlamentare ha fatto discutere anche la bocciatura di un emendamento che chiedeva di vietare esplicitamente qualsiasi utilizzo del nucleare per finalità militari. Secondo il Ministero si è trattato di una questione tecnica, poiché saranno i futuri decreti attuativi a definire in modo dettagliato i limiti e gli ambiti di applicazione della normativa.
Il percorso verso il ritorno del nucleare in Italia, dunque, è ufficialmente iniziato. Ma tra sperimentazione, nuove tecnologie e questioni ancora aperte, la strada da percorrere appare ancora lunga.

