All’Istituto Neurologico Besta di Milano si sta aprendo una nuova frontiera nella medicina: trattamenti innovativi con ultrasuoni focalizzati, capaci di intervenire su disturbi neurologici senza bisturi, senza anestesia e senza dolore.
Immagina la scena: il paziente è sveglio, cosciente, e durante la procedura vede sparire quel tremore che fino a poco prima non riusciva a controllare. Non è fantascienza, ma una realtà resa possibile dagli ultrasuoni focalizzati ad alta intensità guidati dalla risonanza magnetica.
Dal 2019 a oggi sono già state effettuate circa 400 procedure grazie al sistema Exablate Neuro, donato dalla Fondazione Ravelli. Ora, con l’arrivo della nuova tecnologia Exablate Prime — ancora più avanzata — si apre una fase nuova: tempi ridotti (da oltre 3 ore a circa 2) e un numero maggiore di pazienti trattabili. Non a caso, in tutta Europa esistono solo cinque dispositivi di questo tipo.
Come funziona davvero questa tecnologia
Gli ultrasuoni in neurologia possono essere utilizzati con due obiettivi diversi:
- Distruggere aree cerebrali problematiche
- Facilitare l’ingresso dei farmaci nel cervello
La differenza sta nella frequenza utilizzata.
Alta frequenza: eliminare il problema alla radice
Nel caso del tremore essenziale — non legato al Parkinson — oggi esiste un’alternativa concreta alla chirurgia tradizionale. Al posto di un intervento invasivo con elettrodi nel cervello, il paziente viene inserito in una risonanza magnetica. Qui gli ultrasuoni vengono direzionati con estrema precisione verso le cellule responsabili del disturbo.
Il processo è graduale:
- A circa 45°C si verifica se il tremore è scomparso (fase reversibile)
- Se il risultato è positivo, si arriva a 55°C, temperatura che elimina definitivamente il problema
Il tutto senza incisioni, senza cicatrici e con il paziente sempre vigile.
Bassa frequenza: una speranza anche contro i tumori
Quando si parla di tumori cerebrali, il discorso cambia. Le aree coinvolte sono spesso più estese e delicate, quindi distruggerle direttamente sarebbe rischioso.
Qui entrano in gioco gli ultrasuoni a bassa frequenza, che svolgono un ruolo diverso: rendono temporaneamente più “permeabili” i vasi sanguigni del cervello. In questo modo, farmaci che normalmente non riuscirebbero a raggiungere il tumore possono finalmente arrivarci.
Non solo tremori: le possibili applicazioni
Le prospettive sono ampie e in continua evoluzione.
Oggi questa tecnologia viene già utilizzata anche per:
- alcune forme di Parkinson
- dolore neuropatico
Ma lo sguardo è rivolto più avanti. Si stanno valutando possibili applicazioni per:
- Corea di Huntington
- Alzheimer (per facilitare l’azione degli anticorpi)
- disturbi ossessivo-compulsivi
- depressione resistente
Accessibilità e futuro
Una buona notizia: il trattamento è già coperto dal sistema sanitario in Lombardia. Con l’arrivo della nuova tecnologia, l’obiettivo è trattare fino a 150 pazienti all’anno, riducendo le liste d’attesa. E si sta già lavorando per introdurre un secondo macchinario, anche attraverso collaborazioni tra pubblico e privato.
Resta però un punto fondamentale: non è una soluzione per tutti. La selezione dei pazienti è rigorosa e affidata a un team multidisciplinare composto da specialisti in neurologia, neurochirurgia, neuroradiologia e fisica medica.

