Autonomia differenziata, i medici avvertono: “Il Servizio Sanitario Nazionale non si tocca”

Il mondo dei medici prende posizione contro l’autonomia differenziata. Il Consiglio nazionale della FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) ha approvato una mozione in cui esprime una forte preoccupazione per gli effetti che il nuovo percorso potrebbe avere sull’unità del Servizio Sanitario Nazionale.

Nel mirino ci sono gli schemi di intesa preliminare firmati con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Secondo l’Ordine, l’ipotesi di trasferire alle Regioni competenze sulle professioni sanitarie rappresenta un rischio concreto. La materia – ricordano i medici – è attribuita in via esclusiva allo Stato dalla Costituzione e dalla giurisprudenza costituzionale.

Professioni sanitarie: devono restare competenza statale

Per la Federazione, ordinamento delle professioni, percorsi formativi, titoli abilitanti e sistemi di vigilanza devono rimanere unitari e omogenei su tutto il territorio nazionale. In gioco non ci sono solo questioni amministrative, ma la sicurezza delle cure e l’uguaglianza dei cittadini.

Il timore, nemmeno troppo velato, è che si possa arrivare a regole diverse – e magari anche trattamenti economici differenti – da Regione a Regione. Una prospettiva che aprirebbe la strada a una sanità a più velocità.

Il rischio di nuove diseguaglianze tra i medici

La FNOMCeO sottolinea come l’ulteriore ampliamento delle autonomie regionali in ambito sanitario possa accentuare le diseguaglianze già esistenti. In vent’anni di gestione regionale della sanità, spiegano, non sono state risolte le criticità territoriali. Anzi, in molti casi si sono consolidate.

Senza una revisione profonda del ruolo del Ministero della Salute – indicato come garante dell’uguaglianza dei cittadini di fronte al diritto alla salute, come previsto dall’articolo 3 della Costituzione – il rischio è compromettere l’unicità del Servizio Sanitario Nazionale.

La Federazione ribadisce inoltre un punto già espresso in una precedente mozione del luglio 2024: ampliare le competenze regionali senza Livelli Essenziali delle Prestazioni pienamente definiti ed esigibili significa mettere in discussione l’universalità del sistema.

“Non si smonta il SSN pezzo dopo pezzo”

La posizione è netta. «L’autonomia differenziata non può diventare il grimaldello per smontare, pezzo dopo pezzo, il Servizio Sanitario Nazionale», ha dichiarato il presidente della FNOMCeO.

Senza garanzie concrete e senza un forte presidio statale, si rischia – secondo i medici – di avere diritti diversi a seconda del territorio in cui si nasce o si vive. Una prospettiva giudicata inaccettabile.

Ancora più chiara la linea sulle professioni sanitarie: frammentare regole, formazione e vigilanza significherebbe creare confusione, inefficienze e, soprattutto, indebolire la qualità delle cure. Con inevitabili ripercussioni sulla fiducia dei cittadini.

La richiesta al Governo

La FNOMCeO chiede che il riferimento alle “professioni” venga eliminato dagli schemi di intesa con le Regioni interessate. L’obiettivo è garantire omogeneità nel riconoscimento dei titoli abilitanti, anche in relazione alla mobilità internazionale dei professionisti.

Il Consiglio nazionale ha dato mandato al Comitato centrale di avviare ogni iniziativa di confronto con Governo e Regioni affinché queste richieste trovino risposte concrete. Il messaggio è chiaro: la tutela della salute è un diritto costituzionale e non può essere frammentata.

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