Intervista al Dott. Luca Timossi, urologo
Sono minuscoli, ma possono mandare al tappeto anche la persona più resistente: i calcoli renali rappresentano uno dei disturbi urologici più frequenti e dolorosi.
Abbiamo incontrato il Dott. Luca Timossi, urologo, per capire come riconoscerli, prevenirli e affrontarli oggi, in un’epoca in cui la tecnologia medica offre soluzioni sempre più mirate e meno invasive.
Dottor Timossi, molti associano i calcoli renali a un dolore acuto. Ma cosa succede davvero nel nostro corpo quando si formano?
Il calcolo nasce quando alcune sostanze normalmente presenti nelle urine – come calcio, ossalato o acido urico – si concentrano oltre la soglia di solubilità e cristallizzano.
Nel tempo, questi microcristalli si aggregano, diventando veri e propri “sassolini”.
Il dolore arriva quando il calcolo si muove lungo le vie urinarie, irritando o ostruendo il flusso.
È una sofferenza intensa, spesso descritta come una delle più forti mai provate, ma anche un segnale prezioso che spinge la persona a cercare aiuto immediato.

Quanto incide lo stile di vita nella formazione dei calcoli? È solo una questione genetica o c’è molto che possiamo fare?
C’è molto che possiamo fare. L’alimentazione e l’idratazione contano più della genetica nella maggior parte dei casi. Bere poco, abusare di sale o proteine animali, oppure seguire diete sbilanciate favorisce l’ambiente ideale per la cristallizzazione. Anche alcune abitudini “innocenti”, come dimenticare di bere acqua in inverno o durante il lavoro sedentario, possono fare la differenza.
In breve: più che un destino, il calcolo è spesso una conseguenza di stili di vita modificabili.
Spesso chi ha avuto un calcolo pensa: “Una volta risolto, non tornerà più”. È davvero così?
Purtroppo no. Circa il 50% dei pazienti può sviluppare nuovi calcoli entro 5 anni.
Per questo, dopo il primo episodio, consiglio sempre un follow-up personalizzato: analisi delle urine e del calcolo espulso, valutazione metabolica, e in certi casi una consulenza nutrizionale mirata. La vera cura è la prevenzione, e la prevenzione si costruisce nel tempo, non solo nel momento del dolore.
Oggi si parla molto di interventi mininvasivi: quali sono le opzioni più moderne per chi deve rimuovere un calcolo?
Le tecniche sono cambiate enormemente.
Oggi possiamo trattare la maggior parte dei calcoli con metodi senza incisioni, come la litotrissia extracorporea (che frantuma il calcolo con onde d’urto). Sono procedure rapide, sicure e con recupero quasi immediato. In molti casi, il paziente torna a casa in giornata.
In sintesi, qual è il messaggio che vorrebbe lasciare a chi legge?
Che i calcoli renali non vanno né sottovalutati né temuti.
La chiave è riconoscere i segnali, farsi seguire da uno specialista e modificare le abitudini quotidiane. Con la giusta prevenzione e una diagnosi precoce, possiamo evitare gran parte dei casi — e soprattutto evitare che un dolore acuto diventi una ricorrenza.

