Attività sessuale e salute mentale, c’è una connessione misurabile
Quante volte bisognerebbe fare l’amore alla settimana? Esiste scientificamente una frequenza sessuale ottimale? Secondo gli studiosi del Primo Ospedale Affiliato dell’Università di Shenzhen e della Facoltà di Medicina dell’Università di Shantou la risposta è sì, almeno per quanto riguarda il contrasto alla depressione.
È universalmente riconosciuto che l’attività sessuale offra notevoli benefici per la salute fisica: la pratica è associata al rilascio di endorfine e di altri neurotrasmettitori noti per migliorare l’umore; ma il ruolo del sesso rispetto al benessere psichico-emotivo è stato meno studiato.
Lo hanno fatto i ricercatori menzionati andando a scandagliare se l’attività sessuale potesse fungere da indicatore comportamentale correlato alla salute mentale. Il loro esame è stato da poco pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Affective Disorders.
La ricerca basata su dati del nhanes
Per indagare sul quesito sono stati analizzati i dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), un progetto di lunga data che raccoglie informazioni su salute e comportamento da un campione rappresentativo di adulti negli Stati Uniti.
Questo esame in particolare ha preso in considerazione i dati raccolti tra il 2005 e il 2016, selezionando partecipanti di età compresa tra 20 e 59 anni che hanno compilato un questionario standard sulla depressione (Patient Health Questionnaire-9) e segnalato allo stesso modo la frequenza dei rapporti sessuali (classificata in tre livelli: meno di una volta al mese, più di una volta al mese ma meno di una volta alla settimana e almeno una volta alla settimana).
Il campione finale comprendeva 14.741 individui di cui il 7,5% presentava punteggi indicativi di depressione da moderata a grave.
Una o due volte a settimana riduce il rischio depressivo
Gli scienziati hanno trovato una chiara relazione tra sesso e minor rischio di depressione e anche un numero che indicava una frequenza sessuale «ottimale»: le persone che hanno dichiarato di avere rapporti sessuali almeno 1 volta a settimana avevano probabilità significativamente inferiori di depressione rispetto a coloro che avevano rapporti sessuali meno di una volta al mese.
Nello specifico, il numero «magico» era di 1-2 volte la settimana, che era associato a una riduzione del 24% delle probabilità di depressione.
L’effetto saturazione e la soglia oltre cui i benefici non aumentano
L’analisi ha rivelato anche quello che è stato descritto come «effetto saturazione»: i benefici psicologici del sesso sembrano raggiungere il picco a una frequenza compresa tra 52 e 103 volte all’anno, ovvero proprio una o due volte a settimana. Aumentare la frequenza sessuale oltre questo intervallo non sembrava offrire ulteriore beneficio (contro la depressione).
I risultati non sono cambiati quanto i ricercatori hanno corretto i risultati escludendo le potenziali variabili confondenti (come età, genere, etnia, reddito, istruzione, stato civile, copertura assicurativa e salute fisica) e in genere non sono state notate differenze rispetto a sottogruppi (come maschi e femmine o giovani e anziani).
Sesso e depressione: correlazione ma non causalità
Lo studio era osservazionale, di conseguenza i ricercatori non sono stati in grado di determinare se la ridotta frequenza sessuale portasse alla depressione, o se fosse la depressione a comportare una riduzione dell’attività sessuale.
Inoltre l’analisi non ha tenuto conto dell’orientamento sessuale, della soddisfazione relazionale o di altri fattori simili. Tuttavia, i ricercatori sottolineano il valore di queste scoperte nell’ambito della salute mentale.
Il ruolo del sesso nelle valutazioni cliniche
L’utilità della ricerca, sostengono gli autori, è che potrebbe spingere gli operatori sanitari a includere il benessere sessuale nelle valutazioni della salute mentale. Il comportamento sessuale, infatti, potrebbe diventare un indicatore aggiuntivo dello stato psicologico dell’individuo, aprendo a nuove possibilità di prevenzione e cura.

