Cosa significa essere un blogger? È l’English Oxford Dictionaries a dare al termine la definizione di “persona che regolarmente scrive materiale per un blog”. E cos’è un blog? Blog non è altro che l’abbreviazione di weblog, cioè giornale di bordo sul web. I blogger sono a tutti gli effetti dei content creator, hanno competenze digitali e di scrittura per il web, insieme ad una buona conoscenza del SEO copywriting, ormai necessaria a posizionare il blog sui motori di ricerca. Crearne uno il più delle volte significa trasformare una passione in un lavoro e, infine, in un vero e proprio business. Così hanno fatto 3 mamme dislocate tra la Liguria e Roma, che hanno scelto di reinventarsi grazie al web e ai social.
Ecco qualche domanda a Laura Latino, Benedetta De Perna e Giorgia Mantica.

Raccontaci la tua storia.
“Il 2016 segna l’anno di nascita della mia prima figlia e, incinta di 5 mesi, per ragioni lavorative di mio marito, da Roma, dove esercitavo la professione forense, sono arrivata a Genova. Ho deciso così di fondare il mio blog Just4Mom, adesso Magazine e punto di riferimento delle mamme italiane. Ho condiviso la mia esperienza, le mie paure e ho scoperto che non ero più sola, eravamo insieme, eravamo in tante”.
Quali sono gli aspetti negativi e positivi di questo lavoro?
“Amo scrivere ed amo il confronto. Quello costruttivo però. Con l’avvento di Instagram e TikTok la comunicazione ha assunto nuove forme, forse più dirette, ma anche più pericolose. Spesso mi imbatto in contenuti che non ritengo realistici, poco spontanei e fuorvianti per gli utenti. Vorrei espormi meno su questi social e concentrarmi maggiormente sulla scrittura”.
Essere mamme social cosa significa?
“Conciliare famiglia e lavoro non è semplice. Soprattutto se sei donna. Ancora nel 2023 il nostro Paese sembra scoraggiare l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, tanto che solo una donna su tre in Italia ha un lavoro regolarmente retribuito. Parliamo di difficoltà per tutte le donne, per tutte le madri che ogni giorno si fanno il mazzo per far quadrare tutto. Parliamo delle madri che, non potendo contare sull’aiuto di nessuno, si vedono costrette ad abbandonare il lavoro. Come si fa? Non si può fare tutto, ma dobbiamo farcela per forza, no?”
Come ti vedi tra 10 anni?
“Continuerò a tenermi stretta la mia indipendenza, piano piano conquistata negli anni dopo essermi reinventata. Non escludo di farlo altre 10, 100, 1000 volte. Ed è proprio questo che intendo insegnare alle mie figlie: non smettere mai di darsi da fare, di coltivare le proprie passioni. Spero fra 10 anni di poter dire di non aver lasciato nulla di intentato”.

Raccontaci la tua storia.
“Al contrario di quello che la mia “promettente carriera” nel campo legale potesse far intendere, intorno ai 25 anni, con una laurea in legge ed un’esperienza di lavoro negli Stati Uniti, ho iniziato a pensare alla maternità. Una volta rientrata a Roma accanto al mio compagno, mi sono data del tempo e proprio in quei mesi sono rimasta incinta della mia prima figlia. Dopo appena 2 anni, dopo aver scoperto di aspettare la seconda, ho cominciato a sviluppare un forte senso di insoddisfazione che ho scelto di canalizzare in qualcosa di buono ed ho fondato il mio blog”.
Quali sono gli aspetti negativi e positivi di questo lavoro?
“Detesto la “concorrenza sleale” nel nostro lavoro, come in tutto del resto. Usare stratagemmi di crescita e non dichiarare chiaramente partnership commerciali sono certamente ciò che vorrei eliminare. Cambierei invece sotto un profilo strettamente tecnico l’approccio delle aziende nei confronti dell’influencer, questa estenuante richiesta di contenuti da set pubblicitario e studio di registrazione che rende tutto innaturale”.
Essere mamme social cosa significa?
“A volte sono io stessa a non pensare si tratti di un lavoro, ma è un lavoro a pieno titolo, purtroppo spesso senza pause. Dopo anni di lavoro, per esempio, mi sono obbligata a staccare la spina nei week end, questo mi aiuta a carburare. Durante la settimana invece a partire dalle 17 orario nel quale le mie figlie rientrano da scuola interrompo ogni flusso sul social network. Sopravvivenza”.
Come ti vedi tra 10 anni?
“Non ci penso mai o meglio non ci penso più. I programmi a lungo termine mi generano ansia e se proprio mi capita di buttarci un occhio in maniera ottimistica mi guardo con comprensione e rispetto, riponendo nelle mie capacità di adattamento una buona dose di speranza”.

Raccontaci la tua storia.
“Essere madri, senza dubbio, è un dono universale che io personalmente ho accolto quando avevo 23 anni, forse un po’ inconsapevole ma sicuramente piena d’amore. Un passo alla volta e con sempre più consapevolezza sono diventata prima content creator e adesso insegnante di Yoga. Ho seguito le mie passioni raggiungendo un’identità che fosse solo mia perché è fondamentale per una donna potersi esprimere liberamente nella società e nel mondo lavorativo. A chi si sente un po’ stretta voglio dire: “VAI, BUTTATI”.
Quali sono gli aspetti negativi e positivi di questo lavoro?
“Non c’è nulla in particolare che vorrei cambiare o addirittura eliminare. L’obiettivo è quello di crescere, di guardare sempre avanti, avere idee nuove e tenersi sempre aggiornate, avere nuove ispirazioni da poter concretizzare”.
Essere mamme social cosa significa?
“Tenere insieme tutti i pezzi è TREMENDAMENTE difficile e complicato. Ma sapete che c’è? Che è OK non riuscire a farlo, va bene perdersi qualche pezzetto per strada, siamo fatte di carne ed ossa, non sentiamoci sbagliate, siamo semplicemente umane. Per chi crede che questo non sia un lavoro, ormai ho smesso di rispondere, sorrido e vado avanti”.
Come ti vedi tra 10 anni?
“Posso rispondere che non lo so? Però vorrei viaggiare, vedere posti nuovi, riempirmi gli occhi di colori mai visti, le narici di profumi mai sentiti e avere l’anima un pò più leggera. Per il resto cercherò di essere sempre io, sempre me stessa al 100%”.

