Romeo è venuto al mondo nel pomeriggio della Vigilia di Natale, il 24 dicembre, portando con sé una sfida enorme fin dai primi istanti di vita: una rara malformazione congenita che comporta l’assenza di un tratto dell’esofago. Una condizione che rende impossibile la normale deglutizione e che richiede un intervento tempestivo e altamente specializzato.
L’intervento ad appena due giorni dalla nascita
A soli due giorni dalla nascita, nel giorno di Santo Stefano, il neonato è stato sottoposto a un intervento chirurgico complesso eseguito in toracoscopia, una tecnica di chirurgia mini-invasiva. L’operazione è stata condotta dall’équipe guidata dal professor Marcello Dòmini, Direttore della Chirurgia Pediatrica del Policlinico Sant’Orsola, in stretta collaborazione con il team di Anestesiologia Pediatrica coordinato da Fabio Caramelli.
Romeo era affetto da atresia esofagea, una patologia rara che in Italia interessa circa 50 neonati ogni anno. Come spiega il professor Dòmini, la particolarità di questo caso risiede proprio nella modalità dell’intervento: “Siamo riusciti a operare utilizzando solo tre piccoli accessi, poco più grandi di una penna: uno per la telecamera e due per gli strumenti chirurgici. Dopo aver temporaneamente collassato un polmone per avere maggiore spazio di lavoro, abbiamo suturato le due estremità dell’esofago, permettendo così al bambino di deglutire normalmente”.
Un’operazione molto complessa
Un’operazione tecnicamente molto complessa, soprattutto se eseguita in modalità mini-invasiva su un neonato. “È soltanto la terza volta che questo tipo di intervento riesce completamente qui a Bologna – aggiunge il professore – perché non è raro dover iniziare in toracoscopia e poi passare a un intervento tradizionale, molto più invasivo”.
L’esito positivo è stato accolto con grande emozione da tutta l’équipe. “Dopo la radiografia di controllo, quando abbiamo avuto la conferma che tutto era andato per il meglio, io e il mio collaboratore Michele Libri ci siamo abbracciati. È stato un momento intenso e profondamente toccante”.
Il professor Dòmini sottolinea infine quanto sia fondamentale il lavoro di squadra in chirurgia pediatrica: “Ogni intervento è il risultato di un impegno collettivo. Si parte da chi accompagna il bambino in sala operatoria cercando di tranquillizzarlo, fino allo strumentista che anticipa ogni tua necessità senza bisogno di parole. È una sinergia che fa davvero la differenza”.
Dopo il ricovero, Romeo è potuto tornare a casa, dove lo aspettava la sorellina Anita, di quattro anni, che ancora non aveva avuto modo di conoscerlo. Oggi il piccolo ha compiuto un mese e sta bene. “Si attacca al seno senza difficoltà, prende il mio latte, dorme, sta in braccio – racconta la mamma Claudia – a guardarlo adesso, non diresti mai che ha affrontato tutto questo”.

