lunedì, Gennaio 19, 2026

Cyberbullismo: un problema di salute pubblica?

I rischi del web possono essere pericolosissimi soprattutto per i minori. Tra questi, capita purtroppo con eccessiva frequenza di sentir parlare di episodi di cyberbullismo, anche noto come bullismo elettronico. Si tratta di una forma di bullismo in cui i comportamenti aggressivi e le prepotenze vengono attuate attraverso l’utilizzo di internet e delle altre tecnologie digitali, messa in atto da una o più persone che si considerano “potenti”, nei confronti di una o più percepite come “deboli”, attraverso l’invio continuo, ripetuto e sistematico di messaggi offensivi, insulti, foto o video umilianti tramite SMS, email, diffuse in chat o sui social network allo scopo di molestare, offendere, minacciare, diffamare e ferire.

Mentre il fenomeno del bullismo agisce in determinati confini, che coincidono spesso con gli ambienti scolastici, permettendo di individuare in modo diretto il bullo oppure l’episodio di bullismo in un luogo specifico e per un tempo limitato (oltre alla scuola non si possono escludere gli ambienti sportivi e, più in generale, i contesti sociali), nel cyberbullismo – caratterizzato dalla natura indiretta delle prepotenze attuate in rete in una dimensione spazio-temporale inesistente – non c’è un contatto faccia a faccia tra vittima e aggressore che, peraltro, potrebbero anche non conoscersi. Una singola offesa divulgata a molte persone attraverso la rete può così arrecare danno alla vittima, potendo raggiungere contemporaneamente una platea ampia ed essere condivisa ipoteticamente in modo illimitato, accrescendo notevolmente la gravità e la natura dell’attacco. Nei casi più gravi lo stesso soggetto può essere sia bullo che cyberbullo, estendendo le prevaricazioni attuate nel mondo fisico anche a quello virtuale, in grado di trasmettergli una maggiore disinvoltura dettata dall’errata percezione di invisibilità che, ad uno sguardo superficiale, sarebbe garantita dall’impiego degli strumenti tecnologici.

La facilità di accesso ai device ha esteso la portata del fenomeno, che rappresenta un uso assolutamente inappropriato della rete, a livelli molto significativi e pericolosi tanto da poterlo considerare un problema di salute pubblica. Infatti, le conseguenze generate sul benessere delle vittime, interessate soprattutto nel periodo adolescenziale, possono essere considerevoli e variare tra disturbi d’ansia e dell’umore, autolesionismo, disturbi da deficit di attenzione o da iperattività, problemi comportamentali anche correlati ad abuso di sostanze psicotrope e/o alcol, fino ad arrivare in certi casi persino al suicidio.

Secondo l’indagine “Tra digitale e cyber risk: rischi e opportunità del web”, realizzata nel 2023 dal MOIGE in collaborazione con l’Istituto Piepoli intervistando oltre 1300 minori tra i 6 e i 18 anni, il 31% dei giovani utenti della rete, almeno una volta, è stato vittima di cyberbullismo, soprattutto sotto forma di scherzi andati oltre i limiti o telefonate mute, ma anche insulti – e, in qualche caso, addirittura minacce – tramite le comuni app di messaggistica istantanea o SMS, senza dimenticare foto e video offensivi e lesivi della dignità personale. Come se non bastasse, il 30% degli intervistati ha ammesso di accettare sempre – o spesso – le richieste di “amicizia” da estranei sui social network, il 15% ha fornito loro il proprio numero di cellulare e il 6% ha trasmesso addirittura foto personali. Succede anche questo, purtroppo, sul web, dove il 22% degli intervistati ha dichiarato di rimanere connesso per più di 5 ore al giorno. Francamente, un’esagerazione. Ancor più grave se si pensa che la maggior parte (63%) lo fa senza alcuna supervisione dei genitori.

Il fenomeno richiede, dunque, grande attenzione alle persone colpite che, a seguito di queste azioni spesso manifestano sentimenti di solitudine, rabbia e paura, ma anche ai colpevoli di questi comportamenti. È necessaria un’azione coordinata di prevenzione mirata alla costruzione di un’educazione civica e digitale nonché di una consapevolezza nei più giovani, affiancata però ad una maggiore predisposizione all’intervento rapido che – come previsto, tra l’altro, dalla recente legge n. 70 del 17 maggio 2024 “Disposizioni e delega al Governo in materia di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo” – trova nella scuola il contenitore privilegiato ma che richiede la partecipazione di tutte quelle figure (genitori, amici, pediatri, allenatori, ecc.) appartenenti al medesimo contesto sociale e per questo in grado di essere decisivi per intercettare e frenare le dolorose azioni. 

Articolo a cura di Samantha Cosentino e Davide Sardi

Gli autori possono essere seguiti sul canale WhatsApp “TG Cyber” che fornisce, con un linguaggio semplice e alla portata di tutti, notizie, consigli e brevi spunti in tema di cybersecurity, protezione dei dati e utilizzo consapevole degli strumenti digitali.

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