Protesi d’anca in ceramica: la svolta che fa “dimenticare” l’intervento – Dott. Ursino

Conservare l’osso invece di tagliarlo. È questa la promessa della chirurgia di rivestimento dell’anca (resurfacing) di ultima generazione. Ne abbiamo parlato con il Prof. Nicola Ursino, Responsabile del Centro di Chirurgia Protesica Avanzata all’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano.

Prof. Ursino, cos’è la protesi di rivestimento e perché se ne torna a parlare oggi?

“A differenza della protesi tradizionale, che prevede il taglio della testa del femore e l’inserimento di uno stelo osseo, la tecnica di rivestimento si limita a “pulire” la superficie danneggiata e a rivestirla con un guscio protettivo.

In passato questa tecnica usava il metallo, che nel tempo poteva rilasciare detriti. Oggi la svolta è l’uso della ceramica integrata al titanio: un materiale indistruttibile, anallergico e perfettamente biocompatibile”.

protesi

Quali sono i vantaggi per chi si opera?

“Innanzitutto, il rispetto della naturale anatomia, che rimane intatta perché l’osso naturale viene preservato. Poi, con questa metodica l’articolazione resta stabile anche nei movimenti più estremi, portando il rischio di lussazione quaasi a zero. E ancora, c’è l’effetto “Forgotten Joint”: la sensazione di movimento è così naturale che il paziente “si dimentica” di avere una protesi”.

A chi è rivolto questo intervento?

“È l’opzione ideale per pazienti giovani e attivi, con una buona densità ossea. Penso agli sportivi, ma anche a categorie di lavoratori (come chi opera accovacciato o in spazi ristretti) che necessitano della massima stabilità e di ritornare in pista senza limitazioni”.

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