La medicina rigenerativa rappresenta una delle frontiere più promettenti della scienza medica contemporanea. In particolare, in ambito ortopedico, l’utilizzo delle cellule staminali – in particolare quelle mesenchimali – sta aprendo nuovi scenari terapeutici per trattare patologie croniche e degenerative, ritardando o in alcuni casi evitando l’intervento chirurgico. Ne abbiamo parlato con il Dott. Matteo Guelfi, chirurgo ortopedico, che ci ha illustrato lo stato dell’arte di questa disciplina in evoluzione e le sue applicazioni pratiche.
“Le cellule staminali sono cellule indifferenziate che possono essere prelevate o dal grasso – tramite una microliposuzione – oppure dall’osso, quindi dal midollo osseo. Sono cellule che hanno ancora la possibilità di trasformarsi in cellule più specializzate, quindi cellule di vari tessuti dell’organismo umano: sangue, pelle, muscoli, ecc.”
Come vengono applicate in ortopedia?
“In ortopedia le cellule staminali sono molto utilizzate e possono essere impiegate per diverse problematiche. Solitamente si usano in caso di lesioni cartilaginee, con l’obiettivo di rinvigorire il tessuto. Parlo di ‘rinvigorire’ perché rigenerare, in senso stretto, non è del tutto corretto: la cartilagine non cresce, ma le cellule aiutano a nutrirla. Si usano anche per patologie tendinee, sia croniche sia acute, proprio per favorire la guarigione di queste strutture.”
Le cellule staminali si possono considerare un’alternativa alla chirurgia o sono complementari?
“Sono sostanzialmente un passo prima della chirurgia. Rientrano nella terapia conservativa, quindi prima di arrivare alla chirurgia in molti casi si può fare un tentativo o un approccio rigenerativo proprio per evitare l’intervento chirurgico.
Oppure quando un paziente per una serie di motivi non può essere sottoposto alla chirurgia. In alcuni casi, poi, vengono usate anche intraoperatoriamente, per favorire la guarigione delle strutture coinvolte.”
Nonostante i progressi, restano tuttavia alcuni limiti da superare.
“La medicina rigenerativa ha già fatto passi da gigante negli ultimi anni e continua a farli. Si stanno esplorando nuove fonti di cellule, oltre a quelle tradizionali prelevate da midollo osseo o tessuto adiposo – che gli americani chiamano Bone Marrow Aspirate Concentrate o BMAC. Ci sono ricerche su cellule provenienti da liquido amniotico o cordone ombelicale, anche se siamo ancora in una fase sperimentale e con qualche difficoltà applicativa. I limiti principali, oggi, sono legati all’accessibilità: burocrazia, normative molto stringenti e, a volte, anche i costi.”
Un ambito in cui la medicina rigenerativa trova particolare riscontro è quello sportivo.
“Sì, assolutamente. La utilizziamo spesso nel mondo dello sport, soprattutto negli atleti professionisti, perché vanno spesso incontro a problematiche da sovraccarico, soprattutto ai tendini ma anche alle articolazioni. In questi pazienti, dove l’obiettivo è evitare lo stop prolungato che comporta un intervento, la medicina rigenerativa è utilizzata per favorire la guarigione delle strutture muscolari o tendinee, oppure il mantenimento nelle problematiche cartilaginee croniche.”

