Intervista al Dottor Antonio Merello, Chirurgo della mano
Dito a scatto più frequente nei pazienti diabetici e con disturbi metabolici
Il 2-3% della popolazione è colpita dalla sindrome del dito a scatto. Il dito a scatto (tenosinovite stenosante) è una condizione infiammatoria che interessa i tendini flessori delle dita. Si manifesta con dolore, rigidità e un caratteristico “blocco” del dito durante il movimento di flessione o estensione. Una delle osservazioni cliniche più consolidate è la maggiore incidenza di questa patologia nei pazienti con diabete mellito e, più in generale, in presenza di disturbi metabolici.
Nel diabete, l’iperglicemia cronica favorisce processi di glicosilazione delle proteine che possono alterare la struttura dei tendini e delle guaine tendinee, rendendole più ispessite e meno elastiche. Questo aumento di volume riduce lo spazio di scorrimento del tendine all’interno della puleggia, facilitando lo scatto meccanico. Inoltre, nei pazienti diabetici è più frequente la presenza di infiammazione cronica di basso grado, che contribuisce a mantenere il quadro sintomatologico.
Anche altre condizioni metaboliche possono associarsi a un aumento del rischio.
Trattamenti non chirurgici per il dito a scatto: quando sono efficaci
Il trattamento del dito a scatto dipende dalla gravità dei sintomi e dalla durata del disturbo. Nelle fasi iniziali, quando il blocco è occasionale e il dolore è contenuto, è possibile ricorrere a strategie conservative che mirano a ridurre l’infiammazione e migliorare lo scorrimento tendineo.
Una delle prime opzioni è il riposo funzionale, con riduzione delle attività che comportano movimenti ripetitivi o sforzi di presa. In alcuni casi può essere utile l’utilizzo di tutori o ortesi che mantengano il dito in estensione, limitando l’attrito tra tendine e puleggia durante la fase infiammatoria.
Dal punto di vista farmacologico, i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) possono contribuire a ridurre dolore e gonfiore, soprattutto nelle fasi acute. Tuttavia, l’efficacia è spesso temporanea e legata al controllo dei sintomi più che alla risoluzione della causa meccanica.
Un’opzione molto utilizzata e supportata da buoni risultati clinici è l’infiltrazione locale. Questo trattamento agisce direttamente sull’infiammazione e può determinare un miglioramento significativo o la remissione dei sintomi, soprattutto nei casi non avanzati.

