I dati del convegno sul tumore al seno
Il cancro al seno rimane una delle malattie oncologiche più diffuse tra le donne in Italia, ma recenti sviluppi nella diagnosi precoce e nei trattamenti personalizzati stanno cambiando il panorama della lotta contro questa patologia. Secondo i dati emersi nel corso del convegno scientifico “Focus sul Carcinoma Mammario“, tenutosi recentemente a Udine, sono stati evitati oltre 10.000 decessi legati al tumore del seno tra il 2007 e il 2019, grazie a un calo del 6% nella mortalità. Questo risultato è stato attribuito principalmente ai progressi nella diagnosi precoce e alla personalizzazione dei trattamenti.
L’evento, che ha radunato oltre 500 esperti nazionali ed internazionali, ha posto al centro dell’attenzione non solo le nuove scoperte scientifiche sulla malattia, ma anche l’importanza della comunicazione efficace nella gestione del cancro al seno.
L’importanza di una corretta comunicazione
Anche quest’anno il convegno si apre con una sessione aperta al pubblico, Focus dalla parte delle donne, dedicata alla comunicazione e indirizzata a pazienti, parenti e caregiver. “In campo oncologico, la comunicazione efficace è cruciale da ogni angolazione – afferma Fabio Puglisi, professore ordinario di Oncologia Medica dell’Università di Udine, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica presso l’IRCCS CRO di Aviano e Responsabile Scientifico del Convegno -. È essenziale evitare i facili trionfalismi sia verso i malati e i loro caregiver che verso i media e, di conseguenza, l’opinione pubblica. Tuttavia, è altrettanto importante condividere in modo trasparente i risultati positivi raggiunti. Ad esempio, in Friuli-Venezia Giulia, nel periodo compreso tra il 1995-1999 e il 2015-2019, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi del tumore mammario è aumentata del 10%, attestandosi ora all’89%, in linea con la media nazionale, che è dell’88%”.
“Esiste poi da anni il problema delle fake news ricorrenti sulle principali forme di cancro – aggiunge il dott. Mauro Boldrini, Direttore della Comunicazione dell’Associazione Italiana d’Oncologia Medica -. Queste riguardano la prevenzione, l’alimentazione, la patogenesi e anche certe presunte cure miracolose. È compito degli specialisti oncologi e degli esperti di comunicazione, controllare e veicolare il flusso di notizie verso l’intera popolazione su un tema estremamente delicato come il cancro”.
La personalizzazione delle cure
Al centro del convegno anche le ultime novità scientifiche sulla malattia. “I trattamenti possono essere “personalizzati” anche per le forme più gravi ed avanzate di carcinoma mammario – prosegue Michelino De Laurentiis, Direttore Oncologia Clinica Sperimentale di Senologia, IRCCS, “Fondazione Giovanni Pascale” di Napoli -. Esistono test che ci permettono di identificare le mutazioni presenti nel tumore e tra questi vi è la cosiddetta “biopsia liquida”. Attraverso un semplice ed indolore prelievo del sangue possiamo meglio conoscere una malattia che si caratterizza per un elevato livello di eterogeneità. Tra i vari sottotipi, quello con l’espressione dei recettori ormonali e negativo per la proteina HER2 è la forma più diffusa, rappresentando il 78% delle neoplasie mammarie, per un totale, in Italia, di circa 37mila casi ogni anno. In questi casi, la terapia endocrina assume un ruolo fondamentale ma, talvolta, le cellule del tumore diventano resistenti al trattamento”. “Questo può essere dovuto a specifiche mutazioni nei geni che caratterizzano il DNA tumorale – spiega Lucia Del Mastro, Professore Ordinario e Direttore della Clinica di Oncologia Medica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova -. Ed è proprio il DNA del tumore, presente nel sangue, che viene ricercato attraverso la biopsia liquida ed analizzato per la caratterizzazione molecolare. In tal modo, la selezione delle terapie a disposizione può essere fatta in modo più preciso, offrendo maggiori probabilità di efficacia. Sempre per questo tipo di neoplasie mammarie sono oggi disponibili i test genomici, usualmente proposti a pazienti con rischio intermedio di recidiva, al fine di stabilire se, dopo la chirurgia, sia effettivamente necessaria l’aggiunta della chemioterapia al trattamento endocrino”.
Nonostante i progressi, il cancro al seno rimane una sfida significativa in Italia, con oltre 55.000 nuove diagnosi ogni anno. Tuttavia, programmi di screening come lo screening mammografico stanno contribuendo a individuare precocemente la malattia, aumentando le possibilità di guarigione e consentendo un approccio chirurgico più conservativo.
In particolare, in Friuli-Venezia Giulia, la copertura dello screening mammografico è del 75%, superiore alla media nazionale, il che evidenzia l’importanza delle iniziative di prevenzione a livello regionale. “Nella nostra Regione rappresenta ancora la più frequente causa di morte oncologica tra la popolazione femminile – prosegue il Dott. Samuele Massarut, Direttore dell’Oncologia Chirurgica Senologica del CRO di Aviano -. Ai grandi progressi della ricerca medico-scientifica si associa un aumento costante dell’incidenza in tutta Italia e, più in generale, nei Paesi Occidentali. Assicurare diagnosi quanto più precoci possibili è un nostro obiettivo primario e può essere raggiunto soprattutto attraverso i programmi di screening. In Friuli-Venezia Giulia, lo screening mammografico è proposto a tutte le donne d’età compresa tra i 45 e i 74 anni. La copertura totale raggiunta è del 75%, con percentuali superiori rispetto alla media nazionale che si ferma al 70%. Individuare precocemente un cancro consente di aumentare sensibilmente le probabilità di guarigione, oltre a favorire un approccio chirurgico più conservativo”.

