Emma Bonino muore a 78 anni. Una vita in minoranza per la leader radicale

La ex-Radicale, spalla di Marco Pannella e fondatrice di Più Europa è mancata a Roma, dopo essere stata ricoverata all’ospedale Santo Spirito in codice rosso il 7 settembre per insufficienza respiratoria. Nel 2015 aveva contratto un microcitoma polmonare, che riuscì a sconfiggere nel 2023 a seguito di un lungo ciclo di cure. La sua lunga carriera politica cominciò con la militanza nel Partito Radicale, che le diede il suo primo seggio alla Camera nel 1976, appena ventottenne; vicina alla sinistra riformista, fu tra i principali sostenitori dell’europeismo. Aveva 78 anni.

Emma Bonino si è spenta all’età di 78 anni a Roma, dopo un ricovero iniziato nei giorni precedenti per un aggravamento delle condizioni respiratorie. La senatrice, figura centrale della politica italiana ed europea per quasi mezzo secolo, aveva alle spalle una lunga storia di impegno politico e istituzionale, oltre a una precedente malattia oncologica.

Gli ultimi giorni

Nel pomeriggio del 7 settembre Bonino è stata soccorsa nella sua abitazione, nel centro di Roma, e trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito. Il ricovero è avvenuto in seguito a un peggioramento delle condizioni respiratorie. In precedenza aveva già avuto problemi analoghi: all’inizio del 2025 era stata ricoverata per un’insufficienza respiratoria e aveva trascorso un periodo in terapia intensiva.

Anche nell’ottobre 2024 era stata assistita al Santo Spirito per problemi respiratori, con il ricorso a cure intensive. Negli ultimi giorni di vita le sue condizioni sono progressivamente peggiorate fino al decesso, avvenuto a Roma l’11 settembre.

Le informazioni rese pubbliche non consentono, al momento, di attribuire la morte a una causa patologica più specifica della grave compromissione respiratoria. In particolare, non risultano elementi sufficienti per stabilire un rapporto diretto con il tumore polmonare diagnosticato dieci anni prima.

Il tumore

Nel 2015 Bonino aveva annunciato pubblicamente di essere affetta da un microcitoma polmonare, una forma di carcinoma polmonare a piccole cellule. Il tumore era stato individuato al polmone sinistro in una fase che lei stessa aveva descritto come localizzata e asintomatica.

Aveva quindi affrontato un lungo trattamento chemioterapico, senza interrompere l’attività politica. Nel 2023 aveva dichiarato di aver superato la malattia. Il successivo ricovero del 2025 aveva inoltre escluso, secondo quanto riferito all’epoca, una recidiva tumorale. La sua storia clinica rimane comunque caratterizzata da ricorrenti problemi respiratori.

Una carriera iniziata nelle battaglie civili

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino si laureò in Lingue e letterature straniere all’Università Bocconi nel 1972. Due anni più tardi entrò nell’attività politica attraverso le battaglie radicali per la liberalizzazione dell’aborto. Nel 1975 partecipò alla fondazione del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto e si autodenunciò per aver praticato un’interruzione di gravidanza.

Nel 1976, a 28 anni, fu eletta alla Camera. Da allora ricoprì numerosi incarichi: deputata, parlamentare europea, commissaria europea, ministra e senatrice.

Tra le sue battaglie più note, quella per la legalizzazione dell’aborto e la difesa della Legge 194, quelle per divorzio e laicità dello Stato, obiezione di coscienza e depenalizzazione delle droghe leggere.

Tra il 1995 e il 1999 fu commissaria europea con deleghe a pesca, tutela dei consumatori e aiuti umanitari. Quest’ultimo incarico la portò in diverse aree di crisi, tra cui Bosnia, Ruanda, Somalia, Iraq e Afghanistan. Fu inoltre tra i promotori delle iniziative internazionali per la creazione della Corte penale internazionale.

Nel 2006 entrò nel secondo governo Prodi come ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee. Nel 2013 Enrico Letta la nominò ministra degli Esteri. Nel 2017 partecipò alla fondazione di +Europa, tornando in Parlamento nel 2018.

Per decenni Bonino ha portato avanti campagne su pena di morte, la fame nel mondo e l’integrazione europea, oltre ai temi già citati. L’ultimo grande obiettivo politico rimase quello degli Stati Uniti d’Europa, una federazione europea alla quale aveva dedicato buona parte della sua attività pubblica.

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