Il fenomeno climatico irregolare si ripete ogni 2-7 anni, e normalmente dura tra i 9 e i 12 mesi. Quest’anno assumerà un’entità fuori scala e senza precedenti: il prossimo inverno sarà probabilmente segnato da alluvioni e incendi. Si prevedono un aumento di temperatura dell’oceano Pacifico fino a 3° Celsius, e danni alla filiera di produzione alimentare. Il ministro dell’Ambiente britannico rimarca: “Preparatevi a condizioni estreme, e riempite le dispense di alimenti a lunga conservazione”.
Si prepara un inverno che potrebbe essere caratterizzato da piogge intense, tempeste e fenomeni meteorologici più estremi del normale. A preoccupare è soprattutto l’evoluzione di El Niño, il fenomeno climatico naturale legato al riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico tropicale, che secondo le previsioni potrebbe raggiungere nei prossimi mesi livelli eccezionali.
A lanciare l’allarme è stata anche la ministra britannica dell’Ambiente, Angela Eagle, che ha invitato la popolazione a non farsi trovare impreparata di fronte a possibili emergenze. Il consiglio rivolto ai cittadini è quello di avere in casa una quantità sufficiente di generi alimentari e acqua per affrontare alcuni giorni nel caso in cui eventi meteorologici estremi provochino interruzioni delle forniture o rendano temporaneamente più difficili gli interventi dei servizi di emergenza.
“Stiamo per affrontare probabilmente il più grande El Niño mai osservato“, ha dichiarato Eagle al Guardian, spiegando che il fenomeno potrebbe tradursi in estati più secche, inverni più piovosi e tempeste più intense nel Regno Unito. La ministra ha sottolineato inoltre che le conseguenze potrebbero essere ancora più pesanti in altre aree del pianeta, in particolare in Asia, dove aumenta il rischio di alluvioni. Da qui l’invito a una maggiore preparazione individuale. Secondo Eagle, disporre di una piccola scorta di cibo potrebbe fare la differenza nel caso in cui, durante un’emergenza, fosse necessario attendere l’arrivo dei soccorsi. L’obiettivo, ha spiegato, è rendere le famiglie ‘un po’ più resilienti’ davanti a situazioni impreviste.
Il fenomeno climatico raggiunge livelli record
Le previsioni sull’attuale episodio di El Niño stanno alimentando una crescente preoccupazione nella comunità scientifica. Il fenomeno si verifica quando alcuni cambiamenti nei venti del Pacifico modificano la distribuzione del calore nell’oceano, provocando un aumento delle temperature superficiali delle acque e trasferendo una grande quantità di energia nell’atmosfera.
Per essere classificata come El Niño, la temperatura dell’area oceanica interessata deve superare di almeno 0,5 gradi Celsius la media di riferimento. I dati più recenti citati nei due articoli mostrano però uno scostamento già molto più elevato: circa 2,6 gradi in più rispetto alla media trentennale. Il valore potrebbe aumentare ulteriormente nei prossimi mesi. La media delle proiezioni elaborate da 14 diversi modelli indica infatti un possibile picco vicino ai 4 gradi a novembre. Se questa previsione dovesse essere confermata, si tratterebbe di un evento di proporzioni eccezionali.
L’analista climatico Zeke Hausfather ha osservato che le ricostruzioni basate su coralli, anelli degli alberi e documenti storici non indicano episodi di El Niño di questa intensità negli ultimi mille anni. Le stime, dunque, descrivono uno scenario senza precedenti nella storia climatica più recente.
Effetti e conseguenze globali
El Niño non produce conseguenze uniformi in tutto il mondo. In alcune regioni aumenta la probabilità di siccità e incendi, mentre in altre può favorire precipitazioni molto più abbondanti e alluvioni. I primi effetti vengono già segnalati in diverse aree. In Indonesia, ad esempio, il fenomeno sta contribuendo all’aumento del rischio di incendi, mentre in India sono state osservate ripercussioni sulle piogge monsoniche. Nei prossimi mesi, secondo le previsioni, l’impatto potrebbe estendersi all’Australia, con un maggiore pericolo di incendi, e al Sud America, dove sono attese precipitazioni più intense.
Particolarmente vulnerabili sono anche le popolazioni che dipendono direttamente dall’agricoltura e dalle risorse idriche. Il World Food Programme ha stimato che l’intensificazione di El Niño potrebbe spingere circa 50 milioni di persone verso una situazione di grave insicurezza alimentare.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha descritto il fenomeno come un El Niño che “sta diventando sempre più grande sotto i nostri occhi”, sottolineando come il pianeta si trovi in una fase climatica caratterizzata da rischi crescenti. Celeste Saulo, segretaria generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, ha avvertito a sua volta che l’evento potrebbe avere conseguenze pesanti sulle comunità e sulle economie di numerosi Paesi.
Il fattore cambiamento climatico
A rendere lo scenario ancora più delicato è il fatto che El Niño si manifesta in un contesto nel quale le temperature globali sono già in aumento a causa del cambiamento climatico. Il fenomeno naturale non è quindi responsabile della crisi climatica, ma può aggiungere ulteriore calore a un’atmosfera che ha già raggiunto livelli record. La combinazione tra il riscaldamento globale e un El Niño particolarmente intenso potrebbe determinare nuovi primati di temperatura.
Secondo le stime riportate dal Guardian, il 2027 potrebbe infatti diventare l’anno più caldo mai registrato, superando in maniera significativa i precedenti record. Una prospettiva che aumenta le preoccupazioni per l’intensificazione di ondate di calore, incendi, siccità e precipitazioni estreme.
Londra punta sulla prevenzione
Per il governo britannico, l’eventuale arrivo di un inverno particolarmente turbolento rappresenta anche un banco di prova sul fronte della preparazione alle emergenze. Il Regno Unito ha appena attraversato la sua estate più calda mai registrata e i ministri stanno quindi cercando di rafforzare la capacità del Paese di affrontare eventi meteorologici sempre più difficili da gestire. Nei prossimi mesi il Cabinet Office dovrebbe lanciare una campagna rivolta alle famiglie, invitandole a conservare in casa prodotti a lunga durata, come gli alimenti in scatola, e ad adottare alcune semplici misure per essere pronte in caso di emergenze nazionali.
Parallelamente, il governo sta intervenendo su infrastrutture e gestione delle risorse naturali. Eagle ha parlato della necessità di modificare il modo in cui il Paese gestisce acqua e agricoltura, con l’obiettivo di aumentare la capacità di adattamento a condizioni climatiche più estreme. Eagle ha visitato il sito sottolineando che il Paese, in passato, non avrebbe investito abbastanza nella prevenzione delle emergenze legate al clima. La strategia non riguarda però soltanto l’approvvigionamento idrico. Secondo la ministra, anche il settore agricolo dovrà affrontare una trasformazione per diventare più sostenibile e capace di resistere alle condizioni meteorologiche avverse.
L’obiettivo dichiarato dal governo britannico è dunque duplice: da una parte preparare i cittadini a possibili emergenze, dall’altra rendere più solide le infrastrutture e le attività economiche del Paese. In un contesto segnato da un cambiamento climatico sempre più evidente, la previsione di un El Niño di intensità eccezionale sta spingendo Londra a considerare la resilienza non più come una risposta occasionale alle calamità, ma come una componente stabile delle politiche pubbliche.

