Trapianto di cornea ad altissimo rischio riuscito al Bambino Gesù, 18 ore di intervento

Un intervento salvavista estremamente complesso ha permesso a un ragazzo di 20 anni di evitare la perdita della vista. La procedura, eseguita presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù nella sede di Palidoro, ha richiesto il lavoro coordinato di una squadra composta da specialisti di sei diverse discipline e una preparazione durata circa 18 ore.

Un caso clinico complesso tra malattia metabolica e problemi cardiaci

Per il giovane paziente la scelta era tra il rischio concreto di perdere la vista e la necessità di affrontare un intervento chirurgico caratterizzato da un altissimo rischio anestesiologico.

Il ragazzo è infatti affetto da acidemia propionica, una rara malattia metabolica, oltre che da una grave cardiomiopatia dilatativa. In passato era già stato sottoposto a un trapianto di fegato, elemento che ha reso ancora più delicata la gestione del quadro clinico complessivo.

Per salvare l’occhio, lo scorso 13 luglio, un’équipe multidisciplinare dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ha eseguito con successo un trapianto di cornea nella sede di Palidoro. Alla procedura hanno partecipato professionisti di sei specialità: anestesisti, oculisti, cardiologi, cardiochirurghi, epatologi ed esperti di malattie metaboliche, che hanno lavorato insieme per affrontare ogni possibile criticità.

Una preparazione di 18 ore per ridurre i rischi dell’intervento

Il trapianto di cornea si è reso necessario per trattare un’ulcera corneale perforata. Vista la complessità del quadro clinico del paziente, prima dell’intervento è stato necessario un lungo percorso di preparazione per modificare il protocollo anestesiologico e adattarlo ai rischi legati alle patologie presenti.

Parallelamente è stato organizzato un monitoraggio cardiologico continuo, indispensabile per garantire la massima sicurezza durante tutte le fasi della procedura.

“Abbiamo preparato il paziente dalla sera precedente modificando anche il protocollo abituale per ridurre al minimo il digiuno e contemplando tutti gli scenari possibili, con il coinvolgimento della terapia intensiva cardiochirurgica nel caso fosse stato necessario un supporto immediato”, ha spiegato Daniela Perrotta, responsabile di Rianimazione e Comparto Operatorio della sede di Palidoro.

Un trapianto di cornea reso difficile dalle condizioni dell’occhio

L’intervento, eseguito da Luca Buzzonetti, responsabile di Oculistica del Bambino Gesù, è durato circa un’ora e 45 minuti. In sala operatoria hanno lavorato 14 professionisti tra medici, infermieri e personale dedicato, con la presenza costante dei cardiologi esperti nello scompenso cardiaco.

Le difficoltà non erano legate soltanto alla gestione anestesiologica, ma anche alla complessità chirurgica del caso. La cornea, infatti, oltre a essere perforata, risultava aderente per un’ampia porzione all’iride, la parte colorata dell’occhio, che è stato necessario liberare aumentando il rischio di possibili emorragie durante l’intervento.

A rendere ulteriormente delicata la procedura era anche la presenza di un spesso strato di fibrina, una sorta di “panno opaco” prodotto dal processo infiammatorio, che ricopriva in parte l’iride e impediva la corretta apertura della pupilla. Anche questo tessuto è stato rimosso per favorire il recupero della funzione visiva.

“La rapidità era un elemento decisivo, quindi era necessario contenere al massimo i tempi chirurgici, cosa non semplice in un caso così complesso”, ha affermato Buzzonetti.

L’esito positivo dell’intervento e il ritorno a casa

Il trapianto di cornea si è concluso con successo. Il decorso post-operatorio è proseguito regolarmente e il giovane paziente è stato successivamente dimesso dall’ospedale.

Le sue condizioni di salute sono buone e il risultato dell’intervento rappresenta un importante esempio di collaborazione tra diverse specialità mediche per affrontare situazioni cliniche ad altissima complessità.

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