Le rughe non raccontano tutte la stessa storia. Alcune nascono dal movimento continuo dei muscoli mimici, altre dalla progressiva perdita di volume e di elasticità dei tessuti. Nei casi in cui il cambiamento interessa la zona degli occhi, entra in gioco anche la struttura delle palpebre. Capire l’origine dei segni del tempo è il primo passo per scegliere il trattamento più adatto. Ne abbiamo parlato con il Dott. Franco Migliori, Chirurgo plastico.
Rughe della fronte: perché compaiono
La fronte è una delle aree del volto maggiormente coinvolte nell’espressività. Sopracciglia che si sollevano, attenzione, sorpresa, concentrazione: i muscoli mimici lavorano continuamente e, con il tempo, la ripetizione di questi movimenti può lasciare segni sempre più evidenti sulla pelle. Le rughe frontali sono quindi, in larga misura, rughe dinamiche: diventano più visibili quando il muscolo si contrae e possono progressivamente diventare presenti anche a riposo. È proprio questo meccanismo a spiegare perché non tutti i trattamenti antirughe siano equivalenti. “Le rughe della fronte sono legate alla contrazione dei muscoli mimici”, spiega il Dott. Migliori. Per intervenire in modo efficace, dunque, è necessario considerare non soltanto l’aspetto della pelle, ma ciò che sta provocando il segno.

Botulino e acido ialuronico non sono la stessa cosa
Quando si parla di rughe del viso, botulino e acido ialuronico vengono spesso considerati alternative intercambiabili. In realtà hanno funzioni molto diverse. La tossina botulinica agisce sulla componente muscolare: riduce temporaneamente la contrazione dei muscoli mimici e, di conseguenza, attenua le rughe provocate dal loro movimento. È particolarmente indicata per aree come la fronte e la regione laterale degli occhi, dove compaiono le cosiddette “zampe di gallina”.
L’acido ialuronico, invece, è un materiale di riempimento. Il suo ruolo è diverso: viene utilizzato soprattutto quando l’invecchiamento ha determinato una perdita di volume o la comparsa di solchi e depressioni che possono essere corretti attraverso un’azione volumizzante. “L’acido ialuronico è un materiale di riempimento, quindi serve a colmare dei vuoti laddove vi siano degli infossamenti dati dall’invecchiamento dei tessuti”, chiarisce Migliori. La tossina botulinica, al contrario, agisce sulla componente muscolare e consente di ridurre la contrazione che determina il segno.
La distinzione è importante anche per evitare una delle aspettative più frequenti: pensare che un filler possa essere la soluzione universale per qualsiasi ruga.
Rughe occhi e sguardo: il problema non è solo la pelle
La zona perioculare è particolarmente delicata. Qui l’invecchiamento può manifestarsi attraverso più fenomeni contemporaneamente: rughe d’espressione, perdita di elasticità cutanea, modificazioni dei volumi e cambiamenti della palpebra. Le zampe di gallina, per esempio, sono legate soprattutto all’attività dei muscoli che circondano l’occhio e possono essere trattate, quando indicato, agendo proprio su questa componente. Ma quando il problema riguarda invece l’eccesso di pelle o la modificazione della struttura palpebrale, il ragionamento cambia. È in questo passaggio che medicina estetica e chirurgia plastica devono essere considerate non come mondi contrapposti, ma come strumenti differenti, da utilizzare sulla base dell’anatomia del paziente e del tipo di inestetismo.
Blefaroplastica: che cosa può correggere
La blefaroplastica è l’intervento chirurgico dedicato al rimodellamento delle palpebre. Il suo obiettivo non è semplicemente cancellare una ruga, ma intervenire quando il progressivo cambiamento dei tessuti ha modificato la forma e l’aspetto della regione perioculare. La valutazione chirurgica deve quindi distinguere tra un problema prevalentemente cutaneo, una perdita o redistribuzione dei volumi e un eccesso di tessuto palpebrale. Non esiste, in altre parole, un’unica soluzione valida per tutti.
È anche per questo che la richiesta di “ringiovanire lo sguardo” non coincide necessariamente con la richiesta di una blefaroplastica. In alcuni casi può essere sufficiente un trattamento non chirurgico; in altri, quando la componente anatomica è più marcata, può essere necessario ricorrere alla chirurgia.
Naturalezza prima di tutto
L’obiettivo del ringiovanimento non dovrebbe essere quello di cancellare ogni segno dal volto. Un’espressione completamente immobile o un eccesso di volume possono infatti alterare proprio ciò che rende un viso riconoscibile e armonico. Per il Dott. Migliori, la possibilità di intervenire sulle rughe deve quindi essere accompagnata da un’attenzione costante alla naturalezza. La tossina botulinica, ad esempio, deve essere utilizzata in modo mirato, mentre l’acido ialuronico deve rispondere a una reale necessità volumetrica. L’eventuale chirurgia, allo stesso modo, deve tenere conto delle proporzioni e della fisionomia complessiva.

