La rigidità muscolare, uno dei sintomi più frequenti del Parkinson, potrebbe avere un ruolo molto più importante di quanto si pensasse finora. Non solo una semplice manifestazione della malattia, ma un elemento centrale per migliorare diagnosi e trattamenti futuri. È quanto emerge da uno studio internazionale coordinato dalla Sapienza di Roma e pubblicato sulla rivista scientifica Sapienza Università di Roma Brain.
Chi ha guidato la ricerca
La ricerca è stata guidata da Antonio Suppa, direttore dell’Unità di Malattie Neurodegenerative del Dipartimento di Neuroscienze Umane della Sapienza, e ha analizzato tutte le principali evidenze scientifiche disponibili sulla rigidità muscolare nei pazienti affetti da Parkinson.
L’obiettivo degli studiosi è stato quello di approfondire tre aspetti fondamentali: definire con maggiore precisione cosa sia realmente la rigidità muscolare, trovare strumenti affidabili per misurarla e comprendere meglio i meccanismi biologici che la provocano.
Parkinson, uno studio dal coordinamento internazionale
Lo studio, nato dalla collaborazione con esperti di neuroscienze provenienti da importanti centri di ricerca europei e statunitensi, evidenzia anche i limiti della sola valutazione clinica tradizionale. Per questo motivo i ricercatori propongono un approccio integrato con tecnologie avanzate e strumenti capaci di offrire misurazioni più precise e ripetibili del sintomo.
Dal punto di vista biologico, la ricerca conferma il ruolo centrale della carenza di dopamina nei gangli della base, l’area del cervello coinvolta nel controllo dei movimenti. Tuttavia, secondo gli esperti, non sono ancora del tutto chiari i processi che trasformano questo deficit nella rigidità tipica della malattia.
Aspetti innovativi: individuati possibili biomarcatori neurofisiologici
Tra gli aspetti più innovativi dello studio c’è anche l’individuazione di possibili biomarcatori neurofisiologici, che potrebbero aprire nuove strade nella comprensione del Parkinson e nello sviluppo di cure sempre più mirate.
“Le attività del laboratorio di Neurologia sperimentale, neuroingegneria e telemedicina confermano il ruolo della Sapienza come centro di riferimento nella ricerca sulle malattie neurodegenerative”, ha spiegato Suppa, ricordando inoltre che la pubblicazione è dedicata alla memoria del professor Mark Hallett, tra i più importanti esperti mondiali di neurofisiologia recentemente scomparso.
Approfondire il tema della rigidità muscolare significa oggi migliorare non solo la diagnosi della malattia, ma anche il monitoraggio dei pazienti e la possibilità di sviluppare terapie sempre più personalizzate per chi convive con il Parkinson.

