Nuovo stop dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) alla rimborsabilità di lecanemab e donanemab, i due anticorpi monoclonali destinati al trattamento dell’Alzheimer nelle fasi iniziali della malattia. La Commissione Scientifica ed Economica (Cse) ha infatti confermato il proprio orientamento negativo, ribadendo che i due farmaci non soddisfano i requisiti necessari per essere rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale.
Alzheimer, cosa c’è alla base del no al rimborso
Alla base della decisione c’è la valutazione dell’efficacia clinica: secondo la Commissione, il rallentamento della progressione della malattia osservato nei primi 18 mesi di trattamento viene ritenuto troppo limitato per giustificare la rimborsabilità.
La scelta dell’Aifa ha suscitato la dura reazione delle aziende produttrici. Eisai ha evidenziato come, dopo quattro anni di trattamento, lecanemab abbia mostrato una riduzione del 56% del rischio di progressione verso gli stadi più gravi della malattia, sottolineando inoltre che circa l’80% dei pazienti rimane nelle fasi iniziali dell’Alzheimer. Anche Lilly ha espresso forte disappunto, ricordando che donanemab è già autorizzato dall’Agenzia Europea dei Medicinali e che i pazienti potranno comunque accedere alla terapia attraverso i centri di riferimento regionali, con l’azienda pronta a collaborare per migliorarne l’accessibilità economica.
La posizione dell’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer
Netta anche la posizione delle associazioni dei pazienti. L’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer (Aima) ha parlato di “profonda indignazione”, sostenendo che il nuovo diniego priva i malati delle prime terapie in grado di rallentare la progressione della patologia nelle sue fasi iniziali.
Sulla stessa linea la Federazione Alzheimer Italia. Il segretario Mario Possenti ha espresso “profondo dispiacere e disappunto”, evidenziando come la mancata rimborsabilità rischi di rendere questi trattamenti accessibili soltanto a chi può permetterseli economicamente. Pur non rappresentando una cura definitiva, ha sottolineato, queste terapie consentono ai pazienti di guadagnare tempo, un fattore considerato fondamentale nella gestione dell’Alzheimer.
Povere di calorie e ricche di biocomposti benefici, 80 grammi di fave apportano circa 140 milligrammi di flavanoli. Non se la cavano male neanche i fagioli pinto, che ne contengono circa 140 milligrammi per 80 grammi di prodotto secco.

