L’intervista di Qui Salute Magazine a Sofia Goggia
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Sofia Goggia, un concentrato di talento e determinazione
Non è solo una delle sciatrici italiane più forti di sempre, ma anche una persona capace di affrontare ogni sfida con una grinta straordinaria, anche quando la strada è in salita. In questa intervista, Sofia si racconta: dagli inizi sulla neve di Foppolo, dove è sbocciato il suo amore per lo sci, ai trionfi che l’hanno consacrata tra le giganti dello sport mondiale.
Ma si parlerà anche dei momenti più bui, degli infortuni che l’hanno messa alla prova e del percorso di crescita interiore che l’ha portata a non arrendersi di fronte alle difficoltà. Tra i successi in pista e le passioni fuori, emerge il ritratto di una campionessa che non smette di evolversi, pronta a inseguire nuovi traguardi senza mai perdere di vista l’amore per la montagna e la voglia di mettersi in gioco.
Partiamo dall’inizio. Come è nata la tua passione per lo sci?
Fin da quando ero piccola, i miei genitori mi portavano a sciare nella casa di famiglia di Foppolo durante il fine settimana, è stato quasi naturale innamorarmi dello sci.
C’è qualche sportivo a cui ti sei ispirata maggiormente?
Mi sono sempre ispirata a Lindsey Vonn. Quando ho cominciato a gareggiare in Coppa del mondo la campionessa statunitense era all’apice del successo. Ho avuto la fortuna di imparare molte cose da lei, e dopo il suo ritiro siamo rimaste molto amiche! Ci sentiamo spesso anche se non abbiamo occasione per frequentarci.
Tra tutte le competizioni che hai affrontato, c’è un momento che consideri il più speciale?
Gli appuntamenti olimpici hanno sempre un sapore diverso rispetto alle altre competizioni. L’oro di PyeongChang mi ha fatto entrare in una nuova dimensione umana e sportiva, l’argento di Pechino è stato altrettanto importante per motivi che esulano dal fatto agonistico. Arrivavo da un infortunio serio al ginocchio rimediato appena 23 giorni prima della discesa, è stata una sfida con me stessa.
E invece il momento più buio della tua carriera?
I momenti più bui sono sempre quelli legati agli infortuni. E purtroppo ne ho avuti molti nella mia carriera, diciamo che l’ultimo capitatomi all’inizio dello scorso mese di febbraio è stato molto difficile da superare e ancora adesso ne sto portando i segni, alla ricerca di una posizione sugli sci che mi consenta di assorbire al meglio la placca inserita nella tibia.
La salute mentale è importante quanto quella fisica. Hai dichiarato che da qualche anno stai seguendo un percorso di psicoterapia, contribuendo a sdoganare questo pericoloso tabù. Quali benefici ti sta portando?
Sicuramente mi ha aiutato ad affrontare le paure e a conviverci, imparando a tenerle sotto controllo per tirare fuori il meglio di me quando esco dal cancelletto.
E fuori dalle piste da sci, Sofia cosa ama fare?
Durante il periodo di convalescenza mi è servito molto distrarmi approfondendo gli esami universitari. Sono iscritta presso la Luiss Roma alla facoltà di scienze politiche, ho superato diversi esami e punto a laurearmi fra non molto. Mi dedico spesso a suonare il pianoforte, un hobby nato durante il periodo del lockdown, e magari godermi la mia amata Bergamo dove sono nata e vivo, ma che per motivi di lavoro frequento molto poco durante l’anno.
Dovessi scegliere una cosa in particolare che più ami del tuo sport, quale sarebbe?
Il fatto di vivere a stretto contatto con la montagna e praticare uno sport all’aria aperta.
Hai già pensato a cosa vorresti fare una volta “appesi gli sci al chiodo”? Rimarrai nell’ambiente sciistico o pensi già ad altro?
È ancora presto per pensare alla mia prossima vita. Sono esclusivamente concentrata nei prossimi due-tre anni a raggiungere il più alto numero di successi, credo sia già abbastanza in questa fase della mia vita.
Quale consiglio daresti ai giovani atleti che aspirano a seguire le tue orme nel mondo dello sci?
Inseguire sempre i propri sogni e insistere nel realizzarli con la propria passione!

