Zanzara tigre: un batterio riduce del 90% la capacità riproduttiva

Una sperimentazione condotta in Italia ha permesso di ridurre di circa il 90% la capacità riproduttiva della zanzara tigre, uno degli insetti invasivi più diffusi e responsabili della trasmissione di malattie come dengue, chikungunya e Zika. Il risultato è stato ottenuto grazie a una tecnica innovativa che punta a diminuire in modo naturale la fertilità della specie.

Il progetto è stato sviluppato presso il Centro Ricerche Enea della Casaccia, a Roma, nell’ambito della collaborazione tra Enea, Google LLC attraverso il progetto Debug e Sapienza Università di Roma. Si tratta della prima fase di una piattaforma sperimentale applicata per la prima volta in Europa per utilizzare la cosiddetta Tecnica del maschio incompatibile.

Come funziona la tecnica

Il metodo prevede il rilascio nell’ambiente di un elevato numero di zanzare maschio che ospitano il batterio Wolbachia, un microrganismo innocuo e molto diffuso in natura. La presenza del batterio rende i maschi incompatibili dal punto di vista riproduttivo con le femmine selvatiche.

Quando avviene l’accoppiamento, le uova deposte dalle femmine risultano sterili e non possono dare origine a nuove zanzare. Più elevato è il numero di maschi incompatibili rilasciati, maggiore è la riduzione della popolazione dell’insetto, con un effetto che si estende anche alle uova destinate a sopravvivere durante l’inverno.

Un’alternativa agli insetticidi

Secondo Riccardo Moretti, ricercatore del Laboratorio Agricoltura 4.0 di Enea, questa strategia rappresenta una valida alternativa all’impiego intensivo di insetticidi chimici, limitandosi esclusivamente alla zanzara tigre senza impatti sulle altre specie.

Ridurre in maniera stabile la presenza di questo insetto significa anche rafforzare la prevenzione sanitaria, soprattutto nelle aree urbane e periurbane dove il rischio di diffusione dei virus è più elevato. I ricercatori prevedono inoltre che la ripresa delle attività sperimentali nel 2026 possa incrementare ulteriormente l’efficacia del progetto.

Un problema sanitario in crescita

La zanzara tigre (Aedes albopictus) è ormai stabilmente presente in gran parte dell’Europa. Oltre al fastidio provocato dalle punture, rappresenta un potenziale vettore di virus come dengue, chikungunya e Zika, infezioni che negli ultimi anni stanno facendo registrare un numero crescente di casi anche nel continente europeo.

Per questo motivo, lo sviluppo di tecniche di controllo biologico come quella sperimentata da Enea potrebbe rappresentare uno strumento importante per contenere la diffusione dell’insetto in modo sostenibile, riducendo al tempo stesso il ricorso ai trattamenti chimici.

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