Insonnia e salute cardiovascolare: correlazione e consigli utili

La correlazione tra i problemi di insonnia e quelli cardiovascolari – Qui Salute Magazine

Circa il 35% delle persone, ad un certo punto della loro esistenza, riferisce disturbi del sonno come insonnia, difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni frequenti o risvegli precoci, con un impatto negativo sulla qualità di vita. In particolare, diversi studi presenti in letteratura scientifica hanno suggerito un’associazione tra l’insonnia e la morbilità e mortalità per le malattie cardiovascolari. Valutare e trattare questo disturbo potrebbe quindi avere un valore di prevenzione cardiovascolare.

Definire e misurare l’insonnia

Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, definisce l’insonnia come un disturbo del sonno caratterizzato dalla presenza di uno dei seguenti tre sintomi:

• difficoltà ad addormentarsi

• difficoltà a mantenere il sonno

• risveglio mattutino precoce con incapacità a riaddormentarsi.

A differenza dei precedenti sistemi di classificazione, che differenziavano il disturbo in primario e secondario, il sistema attuale semplifica i criteri dell’insonnia, rimandando così al concetto di disturbo a sé stante e rendendo più semplice la diagnosi. Ad oggi, è possibile definire questo disturbo come una “sindrome delle 24 ore” poiché distinta non solo da sintomi notturni, ma anche diurni come: irritabilità, alterazioni delle funzioni cognitive e della sfera emotiva e stanchezza. La diagnosi si basa dunque sulla frequenza dei disturbi notturni e diurni e sulla loro durata (se presenti per più di 3 volte a settimana e per un periodo maggiore di 3 mesi). Per quanto riguarda invece gli strumenti utili ad identificare e descrivere le caratteristiche dell’insonnia, esistono strumenti oggettivi (la polisonnografia e l’actigrafia) utilizzati soprattutto nell’ambito della ricerca, e strumenti di auto-segnalazione (diari del sonno e questionari sull’insonnia) usati in clinica. Ogni tipologia di strumento aiuta a captare importanti informazioni sulle condizioni patologiche del disturbo.

L’insonnia aumenta il rischio cardiovascolare?

La relazione tra disturbi del sonno e salute cardiovascolare è un punto critico di ricerca. Sebbene la necessità di ulteriori approfondimenti, sembra che i meccanismi alla base sono da ricercare nella disregolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene o HPA e nell’iperattività del sistema nervoso simpatico o SNS (entrambe queste disfunzioni si verificano, difatti, nei soggetti con insonnia); a ciò consegue l’aumento dei livelli dell’ormone adrenocorticotropo e del cortisolo, la compromissione del metabolismo del glucosio, l’innalzamento dei livelli di noradrenalina ed un aumento dei livelli della proteina C reattiva o PCR (marcatore primario di processi infiammatori) che a sua volta, promuove la secrezione di altri mediatori dell’infiammazione interessati nell’assorbimento del colesterolo LDL da parte delle cellule endoteliali. In conclusione, la privazione del sonno può innescare una reazione a catena di cambiamenti fisiologici responsabili di problemi più gravi, come la compromissione della microcircolazione coronarica, la disfunzione endoteliale, i disturbi metabolici e l’irregolarità della pressione sanguigna.

Consigli per un sonno migliore

Di seguito alcuni approcci comportamentali e naturali:

1. Creare un’atmosfera ideale per riposare bene, ovvero silenziosa e con temperatura gradevole: una temperatura eccessiva potrebbe compromettere i meccanismi di termoregolazione del nostro organismo con conseguente inibizione del rilascio di melatonina e mantenimento del corpo in uno stato di allerta (insonnia). L’ideale sarebbe una temperatura tra i 18 e i 22 C°, che incoraggia la produzione di melatonina da parte dell’ipofisi.

2. Evitare fonti di luce blu che precedono l’addormentamento: la produzione di melatonina varia in base alla quantità e al colore della luce che colpisce i recettori specializzati e, la luce blu proveniente dallo schermo dei vari dispositivi ha lo stesso effetto del sole sul cervello, segnalandogli di essere ancora in pieno giorno e impedendo così il rilascio di melatonina e l’addormentamento.

3. Esporsi alla luce solare per almeno 20 minuti al giorno aiuta a stabilire il nostro ritmo circadiano.

4. Attivi naturali utili: la passiflora, la melissa, il biancospino, la melatonina e la valeriana, da ricercare in forma di infusi, tisane o integratori alimentari. Non dimenticare il magnesio bisglicinato! È comunque buona norma rivolgersi al proprio medico prima di iniziare qualsiasi integrazione.

Articolo a cura della Dott.ssa Selene Perrone, Farmacista & Pharmainfluencer

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