Scienziati riescono a rigenerare cellule cardiache in laboratorio
Un importante passo avanti nella medicina rigenerativa arriva da un team della Icahn School of Medicine at Mount Sinai, guidato da Hina Chaudhry: secondo uno studio pubblicato su NPJ Regenerative Medicine, il gene Ccna2 potrebbe diventare la chiave per riparare i danni al cuore dopo un infarto. I ricercatori hanno infatti dimostrato, su cellule umane coltivate in laboratorio, che è possibile riattivare questo gene e stimolare così la rigenerazione del tessuto cardiaco lesionato.
Il risultato rappresenta un’evoluzione delle scoperte già ottenute dallo stesso gruppo nel 2014, quando era stato osservato un fenomeno simile nei cuori dei maiali. “Siamo riusciti a fare un ulteriore passo in avanti – spiega Chaudhry – dimostrando che anche le cellule cardiache umane adulte, considerate incapaci di dividersi, possono essere indotte a generare nuove cellule funzionanti”.
Il ruolo fondamentale del gene Ccna2
Il gene Ccna2 svolge un ruolo fondamentale nella divisione cellulare dei cardiomiociti, ossia le cellule che compongono il muscolo cardiaco. Durante lo sviluppo embrionale, questo gene è attivo, ma tende a “spegnersi” naturalmente dopo la nascita. L’obiettivo dei ricercatori è stato quindi riaccenderlo e verificare se ciò potesse stimolare la crescita di nuove cellule capaci di sostituire quelle danneggiate da un infarto o da un’insufficienza cardiaca. Per farlo, il gene è stato introdotto in cellule di muscolo cardiaco umano tramite un vettore virale, e i risultati hanno mostrato una chiara capacità di replicazione.
“Abbiamo sempre creduto che il cuore potesse rigenerarsi risvegliando i geni dormienti della divisione cellulare – afferma Chaudhry – e oggi questa idea è un passo più vicina alla realtà clinica. Il nostro obiettivo è arrivare a una terapia che permetta al cuore di guarire da solo, riducendo il bisogno di trapianti o di dispositivi meccanici di supporto”. Il prossimo traguardo sarà ottenere l’autorizzazione dalla Food and Drug Administration (FDA) per avviare i test clinici sull’uomo, aprendo così la strada a nuove possibilità di trattamento per chi soffre di malattie cardiache.

