Sono sei, tra medici e sanitari, le persone iscritte nel registro degli indagati nell’inchiesta avviata dalla Procura di Napoli sul trapianto di un cuore risultato danneggiato, effettuato su un bambino di due anni e mezzo. L’ipotesi di reato è quella di lesioni colpose. Al centro degli accertamenti ci sono soprattutto le équipe coinvolte nei due passaggi chiave della vicenda: l’espianto dell’organo, avvenuto a Bolzano, e il successivo trapianto a Napoli. Secondo quanto emerso, la funzionalità del cuore sarebbe stata compromessa dal contatto con il ghiaccio secco durante le fasi di conservazione.
L’avvio delle indagini
L’iscrizione nel registro degli indagati ha una funzione di garanzia ed è finalizzata agli approfondimenti investigativi che verranno svolti nei prossimi giorni. Non si tratta, dunque, di un’attribuzione di responsabilità. Tra i nomi coinvolti non figurano tutti e tre i professionisti sospesi dall’azienda ospedaliera dopo la decisione di interrompere il programma di trapianti cardiaci pediatrici.
Il filone penale procede in maniera autonoma rispetto all’indagine amministrativa. Quest’ultima riguarda anche la scelta di sospendere il programma dedicato ai trapianti pediatrici: su questo fronte le verifiche sono state affidate ai carabinieri del Nas. L’inchiesta è seguita direttamente dai vertici della Procura.
Cresce la preoccupazione: serve un cuore nuovo
Intanto, cresce l’angoscia della famiglia. «Al mio appello non abbiamo ancora avuto alcuna risposta – racconta la madre del piccolo –. Speriamo che arrivi subito un cuore per mio figlio. Adesso. La situazione è gravissima. I medici fanno tutto con amore, ma io voglio soltanto una notizia: un cuore nuovo».
Il bambino è tuttora inserito nella lista europea dei trapianti, un elenco che viene aggiornato costantemente sulla base delle condizioni cliniche e dello stato degli organi interni. Il piccolo si trova in coma farmacologico e il passare del tempo rappresenta un fattore critico: il peggioramento delle condizioni generali potrebbe rendere impossibile un nuovo intervento. «Ogni giorno può essere decisivo», avverte il legale che assiste la famiglia.
Il trapianto era stato effettuato il 23 dicembre presso l’ospedale Monaldi di Napoli, considerato un centro di eccellenza. Dopo l’accaduto, l’azienda ha deciso di fermare il percorso dei trapianti cardiaci pediatrici e di sospendere i responsabili del progetto, dell’équipe e delle liste d’attesa. Ogni valutazione sulle cause e sulle eventuali responsabilità resta ora affidata alla magistratura, che prosegue le indagini per fare piena luce sulla vicenda.

