Tubercolosi, in Europa oltre 200mila casi: cresce l’allarme per le forme resistenti

La tubercolosi è tutt’altro che un ricordo del passato. Anzi, continua a essere una malattia presente e in trasformazione. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’area europea, nel 2024 si sono registrati circa 204mila nuovi casi e 19mila decessi. Un dato che preoccupa ancora di più se si guarda alle forme resistenti ai farmaci, che arrivano fino a 55mila casi: praticamente una su quattro.

A riportare l’attenzione sul tema, in vista della Giornata Mondiale della Tubercolosi che si è tenuta il 24 marzo, è l’Associazione Microbiologi Clinici Italiani, che sottolinea come la malattia sia ancora una sfida attuale per la sanità pubblica.

Tubercolosi, la situazione in Italia

In Italia la situazione è più contenuta, con circa 4mila nuovi casi ogni anno. Tuttavia, il numero non sta diminuendo e si osserva anche la circolazione di ceppi resistenti. Un segnale chiaro: non si può abbassare la guardia.

“La tubercolosi non è una malattia del passato – spiega Daniela Maria Cirillo, direttrice dell’Unità Patogeni Emergenti dell’Irccs San Raffaele di Milano –. La stabilità dei casi e la diffusione delle forme farmaco-resistenti impongono di mantenere alta l’attenzione, soprattutto nei soggetti più fragili, rafforzando sorveglianza e controlli”.

Sono diversi i fattori che incidono

A incidere sull’aumento dei contagi contribuiscono diversi fattori: conflitti, migrazioni forzate e sistemi sanitari in difficoltà. Allo stesso tempo, però, arrivano segnali positivi dal fronte della ricerca.

Negli ultimi anni, infatti, la diagnosi è diventata più rapida ed efficace grazie a test molecolari avanzati, sistemi automatizzati per individuare le resistenze e, soprattutto, al sequenziamento genomico.

“L’innovazione ci permette di ottenere in tempi molto più brevi informazioni decisive sul batterio e sulla sua resistenza ai farmaci – aggiunge Cirillo –. Questo consente di iniziare subito terapie mirate e migliorare sia la gestione clinica sia il controllo della diffusione, soprattutto nei contesti più a rischio”.

Il tema sarà centrale anche al 53° Congresso Amcli, in programma a Rimini dal 27 al 30 marzo. Un appuntamento che si inserisce nello spirito della campagna globale 2026: “Yes! We can end tuberculosis: led by countries, powered by people”. Un messaggio chiaro: per fermare davvero la tubercolosi serve l’impegno di tutti — istituzioni, comunità scientifica e cittadini.

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