venerdì, Dicembre 5, 2025

Oms: tre milioni di morti per annegamento in 10 anni

Nel corso dell’ultimo decennio, oltre 3 milioni di persone nel mondo hanno perso la vita a causa dell’annegamento, con una media annuale di circa 300.000 decessi. Questo equivale a più di 30 morti ogni ora, spesso avvenute in piscine, mari, fiumi o laghi. Un fenomeno drammatico che colpisce anche l’Italia, dove si registrano 328 vittime ogni anno.

L’allarme dell’OMS sulle morti per annegamento

A lanciare l’allarme è l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che definisce l’annegamento una delle principali cause di morte a livello globale, in particolare tra bambini e giovani. In occasione della Giornata Mondiale per la Prevenzione dell’Annegamento, che si celebra il 25 luglio, l’OMS ha avviato una campagna di sensibilizzazione per richiamare l’attenzione sull’urgenza del problema.

Alcune tragedie estive

Durante l’estate, i fatti di cronaca raccontano spesso episodi tragici. È il caso di Mariano, 16 anni, trovato senza vita sulla spiaggia di Sant’Elia a Cagliari lo scorso 15 giugno. Oppure quello del piccolo Michel, 4 anni, ritrovato incosciente in una vasca di un centro acquatico a Castrezzato (Bergamo). Solo pochi giorni dopo, il 3 luglio, un altro bambino di appena 2 anni è morto annegato nella piscina privata di casa a Sant’Antonio in Mercadello, nel Modenese.

Quella dei minori la categoria più colpita

I minori sono tra i più vulnerabili. Secondo il primo rapporto globale dell’OMS sulla prevenzione dell’annegamento, si tratta della terza causa di morte tra i 5 e i 14 anni, con un’incidenza maggiore nelle aree povere e rurali. I bambini sotto i 5 anni rappresentano quasi il 25% delle vittime, mentre oltre la metà dei decessi riguarda persone sotto i 30 anni. Nonostante tra il 2000 e il 2021 si sia registrato un calo del 38% nella mortalità, l’Oms avverte che “c’è ancora molto da fare”.

Problema evidente anche in Italia

In Italia, il problema è evidente: tra il 2017 e il 2021 si sono contati 1.642 decessi per annegamento, secondo i dati dell’Osservatorio per la prevenzione degli annegamenti (Istituto Superiore di Sanità e Istat). Di questi, 206 erano under 19, con una media di 41 bambini o ragazzi che muoiono ogni anno. La metà dei casi che coinvolgono i più piccoli si verifica in piscine, spesso private. La supervisione degli adulti è essenziale, ma nel nostro Paese manca ancora una normativa chiara: in Francia, ad esempio, è obbligatorio installare sistemi di sicurezza nelle piscine domestiche, come allarmi, coperture e recinzioni, e ciò ha ridotto notevolmente gli incidenti.

Anche tra gli adulti si verificano numerosi casi, soprattutto tra chi sopravvaluta le proprie capacità natatorie, in particolare in mare aperto. Una parte minore degli episodi è legata a malori improvvisi. Le acque interne (fiumi e laghi) non sono meno pericolose: in Italia, ogni anno, circa 80 persone muoiono in questi ambienti, spesso migranti in cerca di refrigerio.

I consigli per la prevenzione

Per prevenire l’annegamento, gli esperti suggeriscono una serie di precauzioni:

  • scegliere aree con sorveglianza professionale,
  • evitare le correnti pericolose e rispettare la segnaletica,
  • imparare a nuotare sin da piccoli,
  • non fare il bagno dopo pasti pesanti o lunghe esposizioni al sole,
  • non entrare in acqua da soli,
  • non consumare alcol,
  • mantenere sempre la vigilanza sui bambini.

Con lo slogan “La tua storia può salvare vite”, l’Oms invita tutti a raccontare la propria esperienza legata all’acqua, condividendola sui social con l’hashtag #DrowningPrevention.

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