Terremoto nelle Filippine, sale il bilancio: almeno 46 morti e migliaia di sfollati

A pochi giorni dal devastante terremoto che ha colpito il sud delle Filippine, il bilancio continua ad aggravarsi. Secondo gli ultimi aggiornamenti diffusi dalle autorità locali, le vittime accertate sono salite ad almeno 46, mentre i feriti hanno superato quota 470. Restano inoltre alcune persone disperse e migliaia di residenti sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni per motivi di sicurezza.

Il sisma, di magnitudo 7.8, ha colpito la regione di Mindanao nelle prime ore del mattino, con epicentro al largo della provincia di Sarangani. Le violente scosse hanno provocato il crollo di edifici, smottamenti e gravi danni alle infrastrutture, interrompendo per ore collegamenti stradali, servizi elettrici e comunicazioni.

Oltre 88 mila persone coinvolte

Le autorità filippine stimano che circa 88 mila persone siano state colpite direttamente dagli effetti del terremoto. Più di 20 mila cittadini hanno trovato temporaneamente rifugio nei centri di accoglienza allestiti dal governo e dalle organizzazioni umanitarie.

Particolarmente colpita la città di General Santos, uno dei principali centri economici del sud del Paese. Qui diversi edifici commerciali e abitazioni hanno riportato danni strutturali significativi, mentre i soccorritori continuano a ispezionare le aree più critiche per escludere la presenza di persone intrappolate sotto le macerie.

Frane e centinaia di scosse di assestamento

Una parte consistente delle vittime è stata causata non solo dai crolli, ma anche dalle frane innescate dal terremoto nelle zone montuose della provincia di Sarangani. Nel frattempo, i sismologi hanno registrato oltre 200 scosse di assestamento, alcune superiori a magnitudo 6, alimentando la preoccupazione della popolazione e rallentando le operazioni di soccorso.

Le autorità hanno invitato i residenti a non rientrare negli edifici danneggiati fino al completamento delle verifiche strutturali, mentre molte scuole e uffici pubblici rimangono chiusi.

Allerta tsunami rientrata

Subito dopo il sisma era stata diramata un’allerta tsunami per diverse aree del Pacifico occidentale. In alcune località costiere sono state registrate onde anomale comprese tra circa 80 centimetri e un metro e mezzo, ma fortunatamente senza provocare ulteriori vittime. Gli avvisi sono stati successivamente revocati nelle Filippine, in Indonesia e negli altri Paesi interessati.

Il ruolo della “Cintura di Fuoco”

Gli esperti ricordano che le Filippine si trovano lungo la cosiddetta “Cintura di Fuoco del Pacifico”, una delle aree geologicamente più attive del pianeta. In questa vasta fascia si incontrano e si scontrano diverse placche tettoniche, generando terremoti e attività vulcanica con frequenza elevata.

Secondo i sismologi, il terremoto sarebbe stato causato dal movimento delle placche tettoniche nella zona della Fossa di Cotabato, a sud di Mindanao, un’area già nota per la sua elevata pericolosità sismica.

Cambiamento climatico: non causa i terremoti, ma può aggravarne gli effetti

Gli scienziati sottolineano che non esiste alcuna correlazione diretta tra cambiamento climatico e terremoti: i fenomeni sismici sono legati ai movimenti della crosta terrestre e delle placche tettoniche.

Tuttavia, il riscaldamento globale può rendere più vulnerabili i territori colpiti da catastrofi naturali. Piogge sempre più intense, fenomeni meteorologici estremi e dissesto idrogeologico aumentano infatti il rischio di frane, alluvioni e cedimenti del terreno che possono verificarsi anche in seguito a forti scosse sismiche. In Paesi particolarmente esposti come le Filippine, dove terremoti e tifoni rappresentano una minaccia costante, la combinazione di più fattori di rischio rende ancora più complessa la gestione delle emergenze.

Mentre continuano le operazioni di ricerca e assistenza, il governo di Manila ha promesso nuovi aiuti alle comunità colpite e un piano straordinario per la ricostruzione delle aree maggiormente danneggiate.

Credit Photo: IPA Agency

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