Sanità, oltre un miliardo l’anno risparmiato con stili di vita sani: il nuovo Osservatorio punta sulla prevenzione

La prevenzione parte dagli stili di vita

“La prevenzione parte dagli stili di vita e c’è tanta strada ancora da fare per gli italiani. Si potrebbe risparmiare ben oltre 1 miliardo di euro l’anno solo per i costi sanitari diretti con comportamenti sani, dalla dieta al fumo”. Questo il dato più sorprendente emerso dal report presentato alla Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Roma, in occasione del lancio dell’Osservatorio sull’Economia della Salute pubblica per il cambiamento del sistema sanitario italiano.

L’iniziativa nasce su impulso dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari (Altems) e della Facoltà di Economia dell’ateneo, con l’obiettivo di analizzare in modo sistematico le abitudini e gli stili di vita degli italiani, valutandone l’impatto sulla spesa sanitaria. Secondo i promotori, sarà fondamentale una “prevenzione smart”, che combini interventi precoci, strategie di salute comportamentale e un accesso equo ai servizi sanitari.

Una piattaforma per la sanità del futuro

Si tratta della prima piattaforma italiana che fonde modellistica economica, innovazione sanitaria e scienze comportamentali. Una visione multidisciplinare e integrata, che pone al centro la prevenzione come leva di sostenibilità per il sistema sanitario nazionale.

Secondo gli esperti coinvolti, “la prevenzione è la chiave per rimanere in salute e adottare stili di vita sani è il primo pilastro di questo approccio. Oltre a migliorare la qualità della vita, ciò comporta un risparmio economico significativo per il Paese: da un lato per la riduzione dei costi diretti legati all’assistenza sanitaria, dall’altro per il recupero di produttività, grazie a una popolazione più attiva, presente e in buona salute”.

Fumo e cattive abitudini: una sfida per la salute pubblica

L’analisi dell’Osservatorio sottolinea come il fumo resti una delle principali sfide per la salute pubblica: in Italia, oltre il 19% della popolazione è fumatrice, una percentuale stabile da dieci anni. Eppure, secondo il report, “se metà dei fumatori italiani modificasse le proprie abitudini consumo optando per prodotti alternativi senza combustione, si potrebbero ottenere risparmi significativi per il Servizio sanitario nazionale, che potrebbero superare i 700 milioni di euro all’anno”.

Il fumo, però, è solo una delle cattive abitudini sotto osservazione. Anche il consumo eccessivo di alcol, la sedentarietà e la cattiva alimentazione contribuiscono a generare costi sanitari evitabili.

Meno alcol, più attività fisica e una dieta equilibrata

“Inoltre, in Italia quasi il 3% della popolazione è grande consumatore di alcol, con effetti devastanti sulla salute, come danni al fegato, problemi cardiaci, ipertensione e un maggiore rischio di tumori. Se 1 persona su 1.000 riducesse il consumo di alcol ai livelli raccomandati (massimo 2 unità al giorno per gli uomini, 1 per le donne), il Servizio sanitario nazionale potrebbe risparmiare 60 milioni di euro all’anno”.

Altro nodo critico è la sedentarietà. Circa il 40% degli italiani non pratica alcuna attività fisica, esponendosi a patologie croniche come malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, obesità, tumore al colon, ipertensione, osteoporosi, depressione e ansia. Secondo le stime del report, “se 1 persona su 100 iniziasse a praticare almeno 150 minuti di attività fisica moderata a settimana, il risparmio per il sistema sanitario potrebbe essere di 223 milioni di euro all’anno”.

L’impatto del consumo di zucchero e diete squilibrate

Quanto alla dieta, i dati sono allarmanti. Ogni italiano consuma in media 32 kg di zucchero all’anno, l’equivalente di 22 zollette al giorno, una quantità che ha visto un incremento del 135% dagli anni ’60 a oggi. Una tendenza che si riflette sulla salute pubblica: nel 2021, ben 109.000 italiani sono morti prematuramente a causa di un’alimentazione non sana.

La combinazione di cattiva alimentazione, alti livelli di zucchero nel sangue e ipertensione contribuisce in modo significativo al carico di malattie croniche, che rappresentano una fetta rilevante della spesa sanitaria nazionale.

La prevenzione deve essere smart e inclusiva

Secondo gli esperti, “la prevenzione deve diventare smart e coinvolgere i cittadini: ad esempio, si può disincentivare il consumo di cibi zuccherati con una tassazione progressiva che cresce al crescere della percentuale di zucchero; oppure si può pensare all’integrazione dell’educazione alimentare nel curriculum scolastico, dalla scuola primaria a quella secondaria. Gli studenti partecipano a lezioni pratiche e teoriche che insegnano i principi di una dieta equilibrata, promuovendo scelte salutari senza imporre restrizioni”.

Un approccio educativo, quindi, che mira a radicare abitudini corrette fin dall’infanzia, trasformando la prevenzione in un vero e proprio asset culturale per le nuove generazioni.

Una nuova governance per il sistema sanitario

L’Osservatorio sull’Economia della Salute pubblica per il cambiamento del sistema sanitario italiano “è composto da un team multidisciplinare di accademici di alto livello, esperti di politiche e leader di pensiero, sia italiani che internazionali”, spiega Giuseppe Arbia, direttore dell’Altems.

L’obiettivo è ambizioso: “offrire una consulenza diretta ai politici per tradurre la ricerca in azione e passare a un sistema efficiente, efficace e più stabile. La nostra nazione dovrà passare da un modello di assistenza sanitaria reattivo e basato sul trattamento a un approccio sistemico e proattivo in cui l’intervento precoce, le strategie di salute comportamentale e le soluzioni innovative siano prioritarie”.

Un cambiamento culturale e strutturale, che mette al centro la persona e i suoi comportamenti, per costruire una sanità più sostenibile e più giusta.

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