Medici pronti alla mobilitazione. Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, denuncia carenza di risorse, fuga dal pubblico e condizioni di lavoro sempre più difficili: «Lo stato d’animo è passato dall’insoddisfazione alla rabbia»
La tensione nella sanità pubblica italiana continua a crescere. Mancanza di personale, stipendi ritenuti insufficienti, liste d’attesa, aggressioni, carichi di lavoro eccessivi e professionisti che scelgono di lasciare gli ospedali pubblici stanno alimentando un malcontento che potrebbe presto trasformarsi in una vera mobilitazione nazionale.
A lanciare l’allarme è Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, tra i principali sindacati della dirigenza medica e sanitaria, intervenuto nel dibattito sulle risorse destinate alla sanità dalla manovra economica.
Secondo Di Silverio, i fondi disponibili non risponderebbero alle necessità del Servizio Sanitario Nazionale e, soprattutto, non sarebbero indirizzati verso le priorità indicate da chi lavora quotidianamente negli ospedali. Nel corso dell’intervista viene ricordato come la dotazione prevista risulti inferiore alle richieste avanzate per il settore sanitario e dalle Regioni.
«Lo stato d’animo oggi è diventato rabbia»
Le parole del segretario Anaao Assomed sono particolarmente dure.
«Lo stato d’animo che prima era di insoddisfazione oggi è diventato di rabbia», afferma Di Silverio, denunciando un progressivo deterioramento del rapporto tra professionisti sanitari e istituzioni.
Il messaggio è netto: senza medici e operatori non esiste un sistema sanitario in grado di curare i cittadini.
Di Silverio arriva infatti a sostenere che, se le istituzioni non comprenderanno fino in fondo il peso della presenza dei professionisti negli ospedali, sarà necessario far comprendere quanto potrebbe pesare la loro assenza. «Senza professionisti non si può curare», sottolinea.
Una situazione che, secondo il sindacato, potrebbe quindi sfociare in manifestazioni e mobilitazioni, qualora durante l’iter parlamentare non arrivassero modifiche significative.
Medici in fuga dalla sanità pubblica
Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda l’abbandono degli ospedali.
Di Silverio cita un dato emerso dall’ultimo studio del sindacato: per la prima volta le dimissioni volontarie di medici che non hanno ancora raggiunto l’età pensionabile avrebbero superato i pensionamenti.
Un segnale che evidenzia un cambiamento profondo.
Il settore privato può infatti risultare più attrattivo per alcuni professionisti grazie a condizioni economiche, organizzative e di gestione del lavoro considerate più favorevoli. Al contrario, nel pubblico pesano turni impegnativi, responsabilità crescenti, aggressioni, contenziosi e difficoltà organizzative.
Il rischio è quello di un circolo vizioso: meno personale significa maggiore pressione su chi rimane, che a sua volta potrebbe decidere di lasciare il Servizio Sanitario Nazionale.
Pronto soccorso, più soldi non bastano
Tra i settori maggiormente in difficoltà ci sono i pronto soccorso.
Secondo Di Silverio, aumentare semplicemente la retribuzione dei medici impegnati nell’emergenza non sarebbe sufficiente.
Serve una nuova organizzazione dei luoghi di cura, sostiene il segretario Anaao, ricordando come gli incentivi economici già adottati negli anni passati non siano riusciti a fermare la crescente disaffezione verso il lavoro nei pronto soccorso.
Il problema, quindi, non sarebbe esclusivamente economico, ma riguarderebbe anche organizzazione, condizioni di lavoro e prospettive professionali.
Liste d’attesa e accesso alle cure
Sul fondo rimane poi una delle questioni più sentite dai cittadini: le liste d’attesa.
Tempi troppo lunghi per visite ed esami possono spingere chi ne ha la possibilità verso strutture private, mentre chi non dispone delle risorse economiche necessarie rischia di rimandare prestazioni e controlli.
È proprio su questo equilibrio tra pubblico e privato che Di Silverio concentra una parte importante della sua critica.
Secondo il segretario Anaao, le risorse disponibili dovrebbero essere utilizzate per rendere nuovamente conveniente e sostenibile lavorare all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, anziché favorire dinamiche che rischiano di accelerare ulteriormente l’esodo dei professionisti.
«Non conta solo quanti soldi mettiamo nella sanità, ma dove»
Il problema, precisa Di Silverio, non riguarda soltanto la quantità complessiva delle risorse.
Conta anche come vengono utilizzate.
Investire senza intervenire sulle criticità strutturali rischia infatti di produrre risultati limitati. Secondo il sindacalista, incentivare il ricorso ai gettonisti, aumentare la convenienza del privato e contemporaneamente rendere meno attrattiva la permanenza negli ospedali pubblici può contribuire ad aggravare la carenza di personale.
La priorità indicata è quindi chiara: valorizzare chi sceglie di lavorare stabilmente nel Servizio Sanitario Nazionale, intervenendo sulle retribuzioni e sulle condizioni lavorative.
Il rischio riguarda tutti i cittadini
Dietro la protesta dei medici non c’è però soltanto una vertenza professionale.
Il vero tema è la capacità futura del sistema sanitario pubblico di continuare a garantire assistenza ai cittadini.
Di Silverio ricorda infatti che medici e dirigenti sanitari sono prima di tutto persone, sottoposte a pressioni sempre maggiori e chiamate a difendere anche la propria qualità di vita.
Il rischio, avverte, è che il tradizionale senso di responsabilità e di abnegazione della categoria venga progressivamente superato da una comprensibile necessità di autotutela e autopreservazione.
E se sempre più professionisti dovessero decidere di abbandonare il pubblico, le conseguenze non riguarderebbero soltanto gli ospedali.
Riguarderebbero direttamente milioni di pazienti.

