Attacchi ricorrenti, nausea, sensibilità alla luce e ai rumori: l’emicrania è una patologia neurologica che può compromettere profondamente la qualità della vita. Negli ultimi anni sono arrivate terapie mirate contro il CGRP, una molecola coinvolta nei meccanismi del dolore. Ecco come funzionano e quali opportunità offrono.
Non è un comune mal di testa: quando il dolore diventa una malattia
Un dolore pulsante, spesso localizzato su un lato della testa, che può durare da alcune ore fino a tre giorni. L’emicrania, però, non si esaurisce nel mal di testa: durante un attacco possono comparire nausea, vomito, fastidio per la luce e i rumori e difficoltà di concentrazione. In alcune persone è preceduta dall’aura, con disturbi neurologici reversibili, soprattutto visivi.
È una patologia neurologica complessa, con una componente genetica e meccanismi che coinvolgono il sistema trigemino-vascolare e le vie di trasmissione del dolore. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2021 l’emicrania è stata la terza causa di disabilità a livello globale. È più frequente nelle donne e può condizionare lavoro, relazioni e vita quotidiana.
Nonostante il suo impatto, molte persone continuano a considerarla un disturbo da sopportare o trattare autonomamente. Una diagnosi corretta, invece, permette di individuare strategie terapeutiche specifiche e, nei casi più frequenti, di intervenire con trattamenti preventivi.
CGRP: la molecola al centro delle nuove terapie
Una delle svolte nella ricerca sull’emicrania riguarda il CGRP (Calcitonin Gene-Related Peptide), un neuropeptide coinvolto nella trasmissione del dolore. Durante un attacco, il suo rilascio contribuisce all’attivazione e alla sensibilizzazione delle vie nervose che trasmettono gli stimoli dolorosi.
Il CGRP non è l’unico elemento coinvolto nella malattia, ma rappresenta uno dei bersagli biologici più importanti individuati dalla ricerca. Da questa conoscenza sono nate le terapie anti-CGRP, sviluppate specificamente per contrastare i meccanismi dell’emicrania.
A differenza di molti farmaci preventivi tradizionali, queste molecole agiscono direttamente sulla via biologica del peptide, bloccandone l’attività o quella del suo recettore.
Anticorpi monoclonali: meno attacchi grazie alla prevenzione
La prima famiglia di farmaci è quella degli anticorpi monoclonali, progettati per legarsi al CGRP o al suo recettore, impedendogli di esercitare i propri effetti.
Tra i principi attivi disponibili ci sono erenumab, fremanezumab, galcanezumab ed eptinezumab. I primi tre vengono somministrati per via sottocutanea, mentre eptinezumab viene somministrato per via endovenosa.
L’obiettivo è preventivo: ridurre la frequenza degli attacchi, le giornate mensili con emicrania e, in molti casi, l’intensità dei sintomi. La risposta varia da paziente a paziente: per alcuni la riduzione degli episodi è significativa, per altri il miglioramento è parziale.
Questi farmaci non sono indicati indistintamente per chiunque soffra di mal di testa. La scelta dipende dalla frequenza degli attacchi, dalle terapie già provate, dalle condizioni cliniche e dalle eventuali controindicazioni.
Gepanti: farmaci orali per trattare e prevenire l’emicrania
Accanto agli anticorpi monoclonali si sono affermati i gepanti, piccole molecole che bloccano il recettore del CGRP. La differenza principale è che vengono assunti per via orale e possono essere utilizzati, a seconda del principio attivo e dell’indicazione, per trattare l’attacco acuto oppure prevenire gli episodi.
In Italia un passaggio importante è arrivato nel 2025 con la rimborsabilità di rimegepant, commercializzato con il nome Vydura. Il farmaco è indicato negli adulti per il trattamento acuto dell’emicrania con o senza aura e per la prevenzione dell’emicrania episodica in presenza di almeno quattro attacchi al mese.
La rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale è subordinata a specifici criteri AIFA, che considerano anche la risposta o le controindicazioni ad altre terapie. I gepanti rappresentano quindi un’opzione aggiuntiva per alcuni pazienti, ma la prescrizione deve essere valutata dallo specialista.
Più personalizzazione e continuità di cura
L’arrivo delle terapie anti-CGRP ha ampliato le possibilità di trattamento e ha reso più personalizzata la prevenzione. Anche in Italia sono intervenute modifiche nelle regole di accesso agli anticorpi monoclonali: nel 2025 AIFA ha semplificato la gestione di questi farmaci, eliminando l’interruzione automatica dopo dodici mesi e rendendo più flessibile la valutazione della prosecuzione.
In casi selezionati, quando la risposta è insufficiente o la tollerabilità non è adeguata, può essere valutato anche il passaggio da un anticorpo monoclonale a un altro.
L’obiettivo non è soltanto ridurre il dolore, ma restituire al paziente giornate senza sintomi e limitare il ricorso frequente ai farmaci per gli attacchi. Un diario dell’emicrania, con la registrazione di frequenza, durata e intensità degli episodi, può aiutare il medico a valutare l’efficacia della terapia.
Le nuove molecole rappresentano un progresso importante, ma non una soluzione universale. Il primo passo resta una diagnosi corretta e il confronto con un neurologo esperto in cefalee: l’emicrania non è un dolore inevitabile con cui convivere, ma una malattia che oggi può essere affrontata con strumenti sempre più mirati.

