Mnesys, il cervello al centro del futuro. Castanini: “Oggi mostriamo l’importanza della ricerca ai cittadini”

Evento finale di Mnesys. Enrico Castanini: “Oggi vogliamo condividere con i cittadini la ricaduta reale degli studi sul cervello nella vita di tutti i giorni”.

Oltre 1.500 lavori scientifici, una rete di circa 800 ricercatori e collaborazioni attive in 19 regioni italiane. Sono i numeri con cui Mnesys ha chiuso a Genova il suo triennio di attività finanziato dal PNRR. Oggi, l’evento finale di Mnesys, “Viaggio nel cervello. Trasformare la ricerca in nuove terapie”, ha rappresentato il momento di sintesi di tre anni di lavoro che hanno ridefinito il panorama delle neuroscienze in Italia e in Europa, mostrando risultati scientifici, clinici ed economici concreti per il Paese.

Dalla sfida iniziale alla più grande rete europea sulle neuroscienze

A tracciare il bilancio del programma, ai microfoni di Qui Salute Magazine, è l’ing. Enrico Castanini, presidente di Mnesys e direttore generale di Liguria Digitale, che chiarisce subito come questo traguardo non sia un punto di arrivo: «Siamo qui all’evento finale della parte progettuale PNRR, ma credo e spero che sia l’inizio di un discorso molto più lungo, di un’avventura complessa. Abbiamo vinto questo progetto un po’ a sorpresa, grazie alla qualità delle strutture genovesi».

Un successo costruito sull’integrazione tra università, sanità e ricerca di eccellenza. «Parlo soprattutto delle università – spiega Castanini – in particolare Ingegneria e Medicina, ma anche dell’eccellenza dei nostri punti professionistici, come i medici del San Martino e del Gaslini, che sono i nostri soci. Da lì è nata una struttura che oggi è presente in tutta Italia: in 19 regioni su 20 abbiamo ricercatori. Siamo la più grande rete europea di studi sulle neuroscienze, con circa 800 ricercatori».

Numeri che raccontano un programma senza precedenti: oltre 1.500 lavori scientifici prodotti in tre anni, più di 500 ricerche provenienti da università ed enti del Sud Italia e una crescita esponenziale delle collaborazioni tra Nord e Sud, passate da poco più di 20 nel 2023 a oltre 150 nel 2025. Un risultato che, sottolinea Castanini, è stato raggiunto nonostante un avvio rallentato: «Abbiamo concluso molto bene, pur essendo partiti con un anno di ritardo rispetto agli altri nell’utilizzo dei fondi PNRR. Ma li abbiamo spesi bene».

Dalla ricerca ai pazienti: le ricadute concrete sulla vita quotidiana

Un aspetto rivendicato con forza è la gestione delle risorse. «Abbiamo dedicato il 99% dei fondi alla ricerca, con una struttura agilissima e molto magra. Abbiamo speso pochissimo in amministrazione, aspetti legali e operativi, pur dovendo gestire 114 milioni di euro. Non era semplice, anche perché siamo partiti con 25 soci, diventati poi 100, con una struttura complessa e distribuita in tutta Italia. Ma il cuore era uno solo: riservare il più possibile le risorse alla ricerca».

Una macchina organizzativa che ha funzionato anche grazie a una leadership in gran parte femminile. «Abbiamo lavorato per metà del tempo con una direttrice, la dottoressa Castagnacci, che qui cito e che poi è andata in pensione, e successivamente con un’altra direttrice validissima come la dottoressa Luzzi. In totale, cinque collaboratrici: una società di fatto tutta al femminile».

Oggi, a Genova, l’obiettivo è stato quello di mostrare alla cittadinanza ligure il valore concreto di questo lavoro. «Questo evento è pensato come una divulgazione non scientifica – spiega Castanini – perché due giorni li abbiamo già dedicati al congresso scientifico con tutti gli specialisti. Oggi vogliamo condividere con i cittadini l’importanza della ricerca e la ricaduta reale di questi studi nella vita di tutti i giorni».

Una ricaduta che riguarda patologie sempre più diffuse come Alzheimer, epilessia e Parkinson, strettamente legate all’invecchiamento della popolazione. «Le malattie del cervello stanno diventando sempre più importanti perché, grazie al cielo, la vita media cresce molto velocemente. Ma la cosa fondamentale è la qualità della vita in questi anni in più che la scienza ha saputo regalarci. Come ha ricordato anche Südhof, premio Nobel per la Medicina che ha partecipato ai nostri lavori, con l’invecchiamento medio queste patologie coinvolgeranno una popolazione sempre più ampia. E i liguri, da questo punto di vista, sono tra i primi al mondo».

Durante l’evento vengono presentati esempi concreti di terapie già disponibili negli ospedali. «Ci sono tante situazioni – racconta Castanini – in cui persone affette da Parkinson precoce, che non riuscivano quasi più a camminare, grazie a interventi che si fanno al San Martino, come l’impianto di un elettrodo che stimola in modo mirato alcune aree del cervello, oggi riescono addirittura a correre. Fino a qualche anno fa erano destinate a tutt’altro percorso».

È in questi risultati che si misura il senso profondo di Mnesys. «Sono cose che esistono già, in tanti ambiti che abbiamo seguito. Ed è questo che ripaga di tantissimi sforzi, perché in certi momenti è stato davvero duro. Ma oggi possiamo dire di essere soddisfatti».

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