Nel corso degli ultimi anni è stato rilevato un importante aumento delle malattie infiammatorie croniche intestinali. Una ricerca effettuata negli Stati Uniti ha portato alla pubblicazione sulla rivista Gastroenterology di un dato alquanto allarmante: negli ultimi 15 anni c’è stato un aumento dei casi pari al 25% nei giovani al di sotto dei 20 anni. La patologia è purtroppo largamente diffusa anche in Italia con circa 250.000 persone che convivono con questo problema. Ma quando si parla di malattie infiammatorie croniche intestinali che cosa si intende? Proviamo fare un quadro nelle righe successive.
Che cosa sono le MICI?
Per malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) ci si riferisce ad un gruppo di patologie che causano un’infiammazione persistente del tratto gastrointestinale. Tra le forme più comuni possiamo trovare il morbo di Crohn, malattia che va a colpire le pareti dell’intestino, e la colite ulcerosa, disturbo che interessa l’intestino crasso. I sintomi ricorrenti che potrebbero suggerire la presenza di una di queste malattie sono diarrea persistente, dolore addominale, perdita di peso, febbre e manifestazioni extra-intestinali. In ogni caso, per una diagnosi certa, è sempre necessario fare i controlli e gli esami del caso come colonscopia, radiografia, biopsia ed esami del sangue.
I giovani tra i più colpiti dalle MICI
Una delle categorie più colpite dalle MICI, come abbiamo già accennato in precedenza, è rappresentata dai giovani. Oltre alle conseguenze dirette della malattia, alcune indagini italiane denunciano come la maggior parte dei ragazzi affetti da una malattia infiammatoria intestinale cronica abbia problemi a socializzare e relazionarsi e, solamente una piccolissima parte di loro, hanno accesso a percorsi di supporto psicologico.
Come vengono trattate le MICI
L’obiettivo dei trattamenti pensati per i pazienti affetti da MICI è quello di ridurre l’infiammazione e arginare i sintomi, cercando di prevenire qualsiasi tipo di complicazione. Si utilizzano vari approcci, a partire dalle terapie farmacologiche fino ad arrivare, in alcuni casi, alla chirurgia. I farmaci vengono accuratamente scelti in base allo stato della malattia del paziente. Mentre, in caso di intervento chirurgico, solitamente si opera l’asportazione di porzioni di intestino danneggiate o, per intero, del colon o del retto.
In ogni caso le MICI necessitano di un continuo monitoraggio e di trattamenti adeguati e ripetuti, dal momento che non sono malattie guaribili. Di conseguenza, le varie terapie utilizzate hanno il compito di rallentare il ciclo della malattia e alleviare il dolore nel paziente. Per far sì che sia costruito un piano personalizzato corretto è consigliabile rivolgersi a più di uno specialista del settore, come gastroenterologi, dietisti, psicologi e altri professionisti: il loro lavoro collaborativo può portare alla scelta più giusta per quanto riguarda il trattamento da seguire.
La multidisciplinarietà e il caso del Federico II di Napoli
Il miglior modo per trovare delle cure a questo tipo di malattie è dunque quello di affidarsi alla multidisciplinarietà. Proprio per questo motivo, al Federico II di Napoli, si sono riuniti specialisti provenienti da vari rami della medicina. Lì vengono seguiti oltre 7.000 casi di pazienti affetti da MICI e il trattamento che viene offerto non è solamente legato in senso stretto alla malattia, quindi di tipo diagnostico-terapeutico, ma anche assistenziale. Nella cura del paziente entrano così in gioco gastroenterologo, internista, pediatra, radiologo, chirurgo, reumatologo, dermatologo, nutrizionista e altri specialisti. Una novità degli ultimi giorni che interessa proprio l’Azienda Ospedaliera campana riguarda l’apertura di un Academy presso l’IBD Unit Gastroenterologia che permette ai giovani gastroenterologi di misurarsi con i casi di MICI.

