Nel vasto scenario dei boschi del Nord degli Stati Uniti, un’inquietante minaccia si sta diffondendo tra gli animali selvatici. Cervi e alci, solitamente simboli di maestosità e fierezza, ora appaiono come ombre spettrali, con occhi vitrei ed espressione vuota, claudicando con la bava alla bocca. Più di 800 di questi animali sono infatti stati colpiti da una misteriosa malattia, preoccupando l’intera comunità scientifica. Il nome ufficiale è “malattia del deperimento cronico del cervo” (CWD), ma è più comunemente conosciuta con il nome di “malattia del cervo zombie”. Negli USA è già scattato l’allarme.
Cos’è la malattia del cervo zombie
Come descritto dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC), la CWD è una patologia neurologica che attacca cervi, alci e renne, compromettendo il cervello, il midollo spinale e altri tessuti, causando danni irreparabili. Si tratta di una malattia senza cure o vaccini, il che la rende ancora più spaventosa.
A causare questa devastante malattia sono i prioni, particolari proteine che hanno la capacità di trasmettere la loro forma anomala a quelle sane nel cervello, innescando una reazione a catena di degenerazione neurologica. Questi agenti patogeni sono incredibilmente resistenti e possono sopravvivere nell’ambiente per anni, sfidando i tradizionali metodi di disinfezione. Per questo motivo dal 1997 l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha raccomandato di evitare che gli agenti di tutte le malattie da prioni conosciute entrino nella catena alimentare umana. Secondo gli scienziati, la malattia può diffondersi tra gli animali attraverso lo scambio di fluidi o tessuti contaminati nell’ambiente, come cibo o acqua.
Il periodo di incubazione della CWD può superare un anno, e i sintomi iniziano a manifestarsi lentamente. Gli animali colpiti perdono peso drasticamente, diventano disorientati e manifestano una sete insaziabile. Con il progredire della malattia, il comportamento e l’aspetto degli animali subiscono ulteriori cambiamenti, fino a renderli irriconoscibili rispetto alla loro natura originaria. Questo non solo minaccia la sopravvivenza delle popolazioni animali, ma solleva anche gravi preoccupazioni per la sicurezza dell’uomo.
I pericoli per l’uomo
Infatti, la CWD è mortale e non lascia scampo entro otto mesi dalla comparsa dei primi sintomi. Al momento, non esistono cure né vaccini per questa malattia. Inoltre, studi di laboratorio hanno dimostrato che i prioni responsabili della CWD possono infettare le cellule umane, come evidenziato nello studio Chronic Wasting Disease of Elk: Transmissibility to Humans Examined by Transgenic Mouse Models, aprendo la possibilità di un tragico “salto di specie” e causando conseguenze che al momento sono impossibili da prevedere. Un po’ come accadde con il morbo della mucca pazza.
Anche se non sono ancora stati rilevati casi nell’uomo, il pericolo per gli esseri umani è reale, soprattutto considerando l’interazione sempre più frequente tra cacciatori e animali infetti. Il consumo di carne contaminata rappresenta un rischio significativo, poiché i prioni sono difficili da rilevare con i metodi convenzionali e possono persistere nell’ambiente per lungo tempo.
A lanciare l’allarme sono stati i due ricercatori Samuel J. White e Philippe B. Wilson dell’Università di Nottingham con un articolo su The Conversation, in cui hanno sottolineato la resistenza dei prioni ai tradizionali metodi di disinfezione e il rischio di contrarre la malattia semplicemente passeggiando nelle zone abitate dagli animali infetti.
Il primo caso documentato della CWD è stato segnalato nel parco nazionale di Yellowstone lo scorso novembre, e da allora i casi sono aumentati in modo esponenziale. Secondo i dati del CDC, la malattia è stata riscontrata in numerose contee di diversi Stati americani. Da quel momento, i casi si sono diffusi rapidamente: secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention, la patologia è stata riscontrata in 414 contee di 31 diversi Stati negli Stati Uniti.

