È finalmente online la Piattaforma nazionale sulle liste d’attesa, sviluppata dal Ministero della Salute in collaborazione con Agenas. Il portale, annunciato circa un anno fa, offre una panoramica sui tempi di attesa per visite specialistiche ed esami diagnostici nei primi cinque mesi del 2025. Sebbene non ancora completa e basata su dati aggregati, la piattaforma rappresenta un primo passo verso una maggiore trasparenza.
Cosa dicono i numeri
Dai numeri emerge una doppia realtà. Da un lato, le prestazioni urgenti (classificate con la priorità “U”, da erogare entro 72 ore) vengono generalmente garantite in tempi brevi. Anche quelle con priorità “B” (entro 10 giorni) mostrano un buon livello di rispetto delle scadenze. Gli esami oncologici urgenti, ad esempio, vengono eseguiti in media in 2-3 giorni, mentre TAC, radiografie e risonanze urgenti sono spesso completate entro 24-48 ore. Dall’altro lato, però, le criticità permangono per le prestazioni differibili e programmabili, cioè quelle con priorità “D” (entro 30 o 60 giorni) e “P” (entro 120 giorni). In questi casi, i tempi di attesa risultano estremamente variabili e, in alcune situazioni, possono arrivare fino a un anno.
Esempi, tempi e dati
Alcuni esempi evidenziano delle disparità: una visita oculistica programmabile, che dovrebbe rientrare nei 120 giorni previsti, ha tempi che oscillano da un minimo di 20 a un massimo di 239 giorni. Le visite urologiche vanno dai 20 ai 173 giorni e quelle dermatologiche da 32 fino a 253 giorni. Gli esami strumentali mostrano differenze ancora più ampie: un’ecografia del collo può richiedere da 15 a 254 giorni, una spirometria da 14 a 203 giorni, un elettrocardiogramma da sforzo da 13 a 159 giorni. I tempi si allungano soprattutto per quelle prestazioni legate a percorsi di screening, come la mammografia (14–320 giorni) o la colonscopia (23–360 giorni), che rientrano formalmente tra gli esami programmabili ma subiscono forti oscillazioni. Nonostante ciò, la metà delle mammografie viene comunque effettuata tra i 62 e i 110 giorni.
Un dato interessante che emerge è la crescente attività nel fine settimana: quasi 1 milione di prestazioni sono state prenotate tra sabato e domenica, segno che si stanno cercando soluzioni per ridurre le code. Infine, la piattaforma segnala un fenomeno significativo: molti appuntamenti vengono rifiutati dagli stessi pazienti. In una percentuale che varia tra il 25% e il 60%, i cittadini non accettano la prima data proposta dal CUP, contribuendo così al prolungamento delle liste d’attesa.
In sintesi, mentre il sistema sanitario si dimostra efficiente nel rispondere alle emergenze, resta ancora molta strada da fare per garantire tempi accettabili anche nelle prestazioni meno urgenti ma comunque fondamentali per la salute dei cittadini.

