Liste d’attesa, lo scontro tra Stato e Regioni: Schillaci accusa le sanità locali

Il nodo delle liste d’attesa torna a far scontrare il ministero della Salute e le Regioni. Il ministro Orazio Schillaci, forte dei dati emersi dai controlli dei NAS – che in due anni hanno portato a oltre 1.700 denunce – punta il dito contro chi governa la sanità a livello locale. Nel mirino finiscono presidenti di Regione, direttori generali e manager di Asl e ospedali, accusati di tollerare abusi e scorciatoie, quando non veri e propri trucchi, nella gestione delle code per visite ed esami.

Il messaggio di Schillaci sulle liste d’attesa

Il messaggio del ministro è netto: «Le Regioni devono fare la loro parte. I direttori generali e sanitari devono vigilare di più. Non è un’opzione, è un obbligo previsto dalla legge». Schillaci non usa giri di parole e denuncia pratiche che definisce “scandalose”: dati ritoccati, agende formalmente in ordine, liste che sulla carta rispettano gli standard ma che nella realtà raccontano tutt’altra storia. «Sono artifici – ha spiegato – pensati solo per far apparire efficiente un sistema che efficiente non è. Così si nascondono i problemi veri dei servizi sanitari e si tradiscono i cittadini. Questo non è un problema tecnico, è una questione di onestà».

Il tema è tornato al centro del dibattito sia durante la presentazione del bilancio dei Nas – che nel solo 2025 hanno effettuato oltre 1.900 controlli su liste d’attesa, gettonisti e intramoenia – sia nel question time alla Camera dei Deputati. Qui il ministro ha difeso la legge sulle liste d’attesa approvata un anno e mezzo fa, definendola «in gran parte operativa», ma ribadendo che «le norme vanno applicate».

Medici e ospedali sotto la lente d’ingrandimento

Sotto osservazione c’è in particolare l’attività libero-professionale dei medici in ospedale, la cosiddetta intramoenia, che per legge non dovrebbe mai superare quella istituzionale pagata dal Servizio sanitario nazionale. «Se a un cittadino viene detto che non ci sono posti perché le liste sono chiuse, ma pagando improvvisamente compaiono medici, sale e macchinari disponibili, non siamo di fronte a una scorrettezza. È qualcosa di peggio: è disumano», ha attaccato Schillaci.

Da qui la richiesta di controlli più stringenti proprio nei reparti e nelle strutture dove, ogni giorno, si decide se rispettare le regole o aggirarle. Le direzioni aziendali, ricorda il ministro, hanno un obbligo di verifica. E quando i tempi di attesa superano i limiti previsti, devono garantire comunque le prestazioni, anche ricorrendo alla libera professione, ma alle tariffe pubbliche, cioè pagando solo il ticket. Un meccanismo pensato per evitare il “salta-fila” a pagamento, previsto dalla legge del 2024, ma che finora è rimasto in gran parte sulla carta.

Resta aperto anche il capitolo della Piattaforma nazionale sulle liste d’attesa, pensata per rendere pubblici e trasparenti i dati di ogni singolo ospedale. Uno strumento utile sia per i cittadini sia per chi governa la sanità, ma ancora lontano dal pieno funzionamento, anche per le resistenze di alcune Regioni che hanno chiesto più tempo prima di pubblicare i dati.

La piattaforma sulle liste gestita da AGENAS

La piattaforma è gestita da AGENAS, che potrebbe presto cambiare governance con la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione in Conferenza Unificata. Un passaggio che rischia di far decadere l’attuale commissario Americo Cicchetti, rallentando ulteriormente l’avvio del sistema.

Per la presidenza circola il nome di Jonathan Pratschke, docente all’Università Federico II di Napoli, indicato dal presidente della Campania Roberto Fico. Per il ruolo di direttore generale, invece, prende quota Angelo Tanese, profilo con esperienza anche nei servizi segreti, ritenuta utile sul fronte della cybersicurezza, visto che Agenas gestisce dati sensibili come il fascicolo sanitario elettronico degli italiani.

Credit Photo: IMAGOECONOMICA

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