Febbre del Nilo, 75enne muore nell’Oristanese dopo un mese di degenza. Salgono a 27 i decessi in Italia, è il terzo in provincia di Oristano

Il West Nile Virus continua a mietere vittime nel Paese. L’uomo di settantacinque anni deceduto dopo un mese di degenza all’ospedale San Martino è il quinto morto in Sardegna quest’anno, e il ventisettesimo in Italia. Si tratterebbe del ventiseiesimo contagio nella sola provincia di Oristano. Avviata una inchiesta epidemiologica e disinfestazione dell’area. Altri tre contagi nel Mantovano, che raggiunge quota sedici. Salgono a 522 gli infettati in Italia.

La Febbre del Nilo è un’insidiosa infezione febbrile, originata dall’omonimo virus. Appartenente alla famiglia Flaviviridae, è stato isolato per la prima volta in Uganda nel 1937. Seppure non trasmissibile direttamente tra individui infetti, il virus contagia il sangue e trova quindi il suo vettore ideale nelle zanzare – in particolare del tipo Culex, una specie più grande rispetto ai ‘pappataci’ – sebbene anche uccelli e altri mammiferi possano esserne portatori e fungere così da ‘serbatoio’ per l’agente patogeno.

Ne consegue una agevole trasmissione del virus in ambienti umidi, paludosi o acquitrinosi come l’estuario dei fiumi, le pianure temperate e gli ambienti a clima mediterraneo o tropicale, habitat privilegiato dalle zanzare. Non stupisce quindi che i recenti fenomeni epidemiologici siano concentrati in luoghi adatti alla loro proliferazione, come il delta del Po e, appunto, la Sardegna. Dove nel solo 2026, avrebbe già mietuto cinque vittime.

Il caso Sardegna

L’ultima della lista è lo sfortunato 75enne deceduto all’ospedale San Martino di Oristano a seguito di un ricovero durato più di un mese. Contemporaneamente è stato diagnosticato un ulteriore caso di Febbre del Nilo nella provincia, facendo salire a 26 i casi di contagio nell’Oristanese nel corso del 2026. Sarebbero 27 gli individui morti a causa della patologia quest’anno in Italia; mentre il conteggio degli infetti si aggira attorno ai 522 casi.

“Salgono ancora i contagi ed è arrivato, purtroppo, il terzo decesso. Non smettiamo di seguire le uniche misure di prevenzione e di protezione contro la malattia. Ed è necessario che chi si prende cura di anziani e bambini, si accerti che entrambi attuino le stesse misure di protezione”, ha commentato la direttrice generale della Asl 5 sarda Grazia Cattina. La stessa Asl di Oristano, attraverso il suo Dipartimento di prevenzione ha avviato subito l’inchiesta epidemiologica e le attività di profilassi, che prevedono la disinfestazione dell’area di residenza della persona che ha contratto il virus e le immediate vicinanze da parte delle autorità competenti.

I numeri

Nel frattempo, un articolo della Gazzetta di Mantova segnala tre nuovi casi nella relativa provincia, portando a 16 il totale conteggiato. Tra le Regioni, la Lombardia è la regione italiana con il numero di casi più elevato, con 132 segnalazioni; seguono gli 87 casi del Veneto e i 52 dell’Emilia Romagna. Dei 522 casi confermati in Italia dall’inizio della segnalazione epidemiologica di Febbre del Nilo, 269 si sono manifestati in forme neuroinvasive: una percentuale insolitamente alta.

Come riconoscere la Febbre del Nilo?

La sintomatologia è piuttosto simile a quella della più nota malaria, e si sviluppa entro uno-tre giorni dall’infezione. La maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo, mentre circa il 20% dei contagiati sviluppa manifestazioni lievi simili a un’influenza, che durano pochi giorni.

Quelli più frequenti includono febbre moderata o alta, cefalea, nausea e vomito, dolori muscolari e articolari, linfonodi ingrossati ed eruzioni cutanee su torace, schiena o braccia. Questi sintomi possono durare pochi giorni – in rari casi qualche settimana – e possono variare molto a seconda dell’età della persona. Nei bambini è più frequente una febbre leggera, e nei giovani la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate, al contrario, la sintomatologia può essere più grave.

Teoricamente in meno dell’1% dei casi (circa 1 su 150) l’infezione colpisce il sistema nervoso centrale con meningite o encefalite, con una sintomatologia che comprende febbre alta, rigidità del collo, confusione e disorientamento, debolezza muscolare maggiore, tremori o convulsioni, perdita di coscienza o coma. Come dimostrato dai fatti, la Febbre del Nilo può essere fatale.

L’Istituto Superiore di Sanità distingue tre manifestazioni principali della malattia allo stadio più grave.

Encefalite da West Nile: È l’infiammazione del tessuto cerebrale stesso, per cui pazienti mostrano alterazioni profonde dello stato mentale. I sintomi specifici includono disorientamento spazio-temporale e grave confusione; letargia; stupor (cioè uno stato di sonnolenza profonda da cui il paziente si sveglia solo se fortemente stimolato) o progressivo intorpidimento; tremori involontari, movimenti incontrollabili delle mani e spasmi muscolari; convulsioni; disturbi della vista e problemi di coordinazione. Nelle conseguenze più estreme, si può verificare uno stato di coma o il decesso del paziente.

Meningite da West Nile: È l’infiammazione delle membrane – le meningi – che rivestono il cervello e il midollo spinale. Si riconosce per una febbre molto alta a esordio improvviso accompagnata da cefalea nucale intensa, rigidità nucale (ovvero l’impossibilità o il forte dolore nel piegare il mento verso il petto), e fotofobia.

Paralisi Flaccida Acuta: presentando un complesso sintomatico simile alla poliomielite, il virus può attaccare direttamente i motoneuroni del midollo spinale. Questa è una delle complicanze più specifiche, manifestandosi con una debolezza muscolare improvvisa e asimmetrica che può progredire rapidamente verso la paralisi completa degli arti. Nei casi peggiori, la paralisi colpisce i muscoli respiratori, rendendo necessaria la ventilazione assistita in terapia intensiva.

Un appello alla prevenzione

La direttrice del Dipartimento di prevenzione della Asl di Oristano, Maria Valentina Marras, esorta i cittadini alla prevenzione con un breve compendio di buoni princìpi – e un occhio di riserbo ai soggetti più fragili e anziani. “Tenersi lontani da eventuali situazioni a rischio e di proteggersi dalle punture di questo insetto con tutti gli strumenti che già conosciamo: evitare i ristagni d’acqua, proteggersi con spray repellenti e abiti lunghi quando si è all’aperto, schermare la propria casa con zanzariere“. Prediligere abiti chiari ridurrebbe il rischio di essere punti dalle zanzare, mentre rimuovere i depositi di acqua stagnante – sottovasi, grondaie, tombini e cisterne – ridurrebbe il numero di uova destinate a schiudersi e a prorogare l’infestazione.

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