I casi di influenza aviaria H5N1 continuano ad aumentare nel Nord Italia. Dopo i focolai registrati nelle scorse settimane tra Forlì, Alessandria, Udine, Verona e varie province lombarde, ora l’attenzione è alta soprattutto nel Varesotto e nell’Alto Mantovano.
Nel territorio di Busto Arsizio sono risultati positivi alcuni tamponi provenienti da un allevamento di galline ovaiole. Come previsto dai protocolli, sono state avviate le operazioni di smaltimento di uova, mangimi e animali morti. A poca distanza, un’azienda agricola di Olgiate Olona è stata sequestrata dall’Ats Insubria e posta in quarantena, con interventi di sanificazione e disinfestazione. Intanto, nel Bergamasco, il virus è stato individuato anche in uccelli selvatici, e l’autorità sanitaria ha chiesto agli allevamenti all’aperto di tenere i volatili al chiuso per evitare contatti con la fauna selvatica.
Controlli a tappeto a Busto Arsizio
Dopo la conferma di un focolaio ad alta patogenicità, è stata istituita un’area di sorveglianza di 10 km che coinvolge quasi 40 comuni, fino al Comasco. L’Ats ha individuato 44 allevamenti da monitorare quotidianamente e ha imposto 30 giorni di osservazione, durante i quali dovranno essere segnalati sintomi sospetti anche nei pollai domestici. L’origine del contagio sarebbe collegata a un altro allevamento infetto fuori dalla provincia.
Olgiate Olona in quarantena
Anche ad Olgiate Olona è stata definita una zona di protezione di 3 km e una di sorveglianza di 10 km attorno all’azienda coinvolta. Il virus, secondo le prime informazioni, non sarebbe arrivato da animali selvatici.
Nel mantovano abbattuti 20mila tacchini per l’aviaria
A Guidizzolo, nell’Alto Mantovano, sono quasi concluse le operazioni di abbattimento di circa 20mila tacchini dopo il rilevamento del virus H5N1 in due allevamenti vicini, dove si è proceduto anche al de-popolamento preventivo.
Gli altri casi recenti nel Nord Italia
Dall’ottobre scorso si contano numerosi focolai: tra i più rilevanti, quelli del Cremonese, del Bresciano (con l’abbattimento di 34mila tacchini a Seniga), del Lodigiano e dell’Alessandrino, dove sono stati eliminati oltre 50mila capi in un solo allevamento. Ulteriori episodi sono stati registrati nel Forlivese, nell’Udinese e nel Veronese.

