Biometano, l’energia pulita che trasforma gli scarti in risorsa

E se una parte del gas che utilizziamo potesse arrivare da rifiuti organici, scarti agricoli e reflui degli allevamenti? Non è un’ipotesi futuristica. In Italia il biometano è già una realtà industriale e la filiera si prepara a crescere, spinta dalla necessità di ridurre l’impiego di combustibili fossili e, allo stesso tempo, valorizzare risorse che oggi vengono considerate scarti.

Il punto è proprio questo: trasformare un residuo in energia. Un processo che incrocia agricoltura, industria, gestione dei rifiuti e transizione energetica e che potrebbe avere un ruolo soprattutto nei settori in cui sostituire completamente il gas con l’elettricità è più difficile.

Dal letame agli scarti agricoli: così nasce il biometano

La storia comincia dalla materia organica. Scarti delle attività agricole, reflui zootecnici e frazione organica dei rifiuti vengono sottoposti a digestione anaerobica, un processo che produce biogas. Quest’ultimo viene poi purificato fino a ottenere biometano. A quel punto il gas può essere immesso nella rete e utilizzato, a seconda dei casi, dall’industria, nei trasporti o per altri consumi energetici. È una delle caratteristiche che rendono interessante questa tecnologia: non richiede necessariamente la costruzione di una nuova rete parallela, perché il biometano può sfruttare infrastrutture già esistenti.

In Italia il biometano è già una filiera industriale

Che non si tratti più soltanto di una tecnologia di nicchia lo dimostrano anche gli investimenti che stanno interessando il settore. La recente acquisizione di BTS Holdings Italy da parte di Elevion Italy porta a 18 gli impianti presenti nel portafoglio italiano del gruppo, tra strutture già operative e impianti destinati alla conversione a biometano. BTS, attiva nella progettazione e realizzazione di impianti per biogas e biometano, ha sviluppato oltre 270 strutture. Numeri che raccontano una filiera ormai strutturata e nella quale stanno entrando nuovi capitali e nuovi operatori.

Il potenziale italiano: oltre 5,7 miliardi di metri cubi

Ma quanto biometano potrebbe produrre l’Italia? Secondo uno studio di Legambiente e Università degli Studi di Padova, dagli scarti agricoli si potrebbero ottenere oltre 5,7 miliardi di metri cubi di biometano all’anno. Dietro questo numero ci sono tonnellate di materiale organico prodotto ogni anno dalle attività agricole e zootecniche. E c’è un cambio di prospettiva: ciò che fino a ieri rappresentava soprattutto un costo di gestione può diventare una materia prima per la produzione energetica. Anche la raccolta dell’organico urbano può contribuire alla filiera. In Italia vengono raccolte ogni anno circa 7,6 milioni di tonnellate di rifiuto organico, una parte delle quali viene trattata attraverso la digestione anaerobica.

Il biometano interessa però non soltanto perché consente di produrre energia da una materia di scarto. La questione centrale è quanto può contribuire a ridurre le emissioni. Nell’ambito delle misure PNRR dedicate al settore, le stime indicano una possibile riduzione delle emissioni di gas serra dell’80-85% rispetto al metano fossile, considerando l’intero ciclo di vita. Il dato va letto tenendo conto della specifica filiera produttiva: origine delle materie prime, gestione degli impianti e trattamento dei sottoprodotti incidono infatti sul bilancio ambientale complessivo. È qui che il biometano entra nel più ampio puzzle della transizione energetica: non come alternativa unica, ma come una delle tecnologie che possono ridurre l’utilizzo delle fonti fossili.

La sfida è trasformare gli scarti in una risorsa stabile

Il biometano porta con sé una delle idee più interessanti della transizione energetica: produrre energia senza partire necessariamente da una nuova materia prima, ma valorizzando ciò che già produciamo.

La sfida dei prossimi anni sarà capire quanto di questo potenziale potrà essere effettivamente sviluppato, mantenendo sotto controllo gli impatti della filiera e garantendo che la produzione sia realmente sostenibile.

Perché il passaggio dal metano fossile al biometano non è soltanto una questione tecnologica. È anche un cambio di modello: quello in cui un rifiuto agricolo, un refluo o una parte dell’organico possono smettere di essere considerati semplicemente uno scarto e diventare, attraverso la tecnologia, una nuova risorsa energetica.

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