Il capitano della Svizzera, 33 anni, ha confessato pubblicamente di essersi procurato un attestato di vaccinazione mai realmente effettuata. Salterà i prossimi impegni con la Nazionale; nel mentre, la Procura di Lucerna indaga per falso in documenti.
Granit Xhaka, centrocampista del Sunderland e capitano della Nazionale svizzera, ha ammesso pubblicamente di aver acquistato un certificato di vaccinazione anti-Covid senza essersi mai vaccinato. La confessione, arrivata attraverso una nota diffusa sulle storie Instagram del suo profilo, ha portato il 33enne (che compirà 34 anni il 27 settembre) a rinunciare di comune accordo con la federazione ai prossimi impegni di Nations League. Sul caso indaga ora la Procura di Lucerna, che dovrà accertare eventuali responsabilità penali per falsificazione di documenti e ottenimento fraudolento di un’attestazione falsa.
Le parole di Xhaka
Il calciatore ha scelto di raccontare la vicenda con le proprie parole, in una nota pubblicata sui propri profili social:
“Negli ultimi giorni si è parlato molto di una vicenda legata al mio passato. Desidero esprimermi personalmente a questo riguardo. All’epoca, riguardo alla vaccinazione contro il Covid-19, ero personalmente molto insicuro e nutrivo forti dubbi. Provavo una profonda sfiducia nei confronti del vaccino ed ero condizionato da paure e incertezze. In questo stato emotivo agitato ho acquistato un certificato di vaccinazione, invece di chiarire i miei dubbi attraverso i canali previsti. Oggi vedo chiaramente che quella strada non era quella giusta. È stato un errore. Mi dispiace. Mi assumo la responsabilità di questa decisione, sono pronto a fare piena luce sui fatti e collaboro pienamente con le autorità competenti”.
Cosa rischia sul piano penale
L’audizione da parte degli inquirenti è fissata per l’inizio di ottobre e servirà soprattutto a ricostruire tempi e modalità della vicenda, vista la pubblica ammissione già resa dal giocatore. Da privato cittadino, e in assenza di precedenti penali, uno scenario plausibile indicato da un esperto legale è quello di una pena pecuniaria con la condizionale accompagnata da una multa fino a 10mila franchi, ben lontana dalla soglia dei cinque anni di reclusione previsti in astratto dal reato di falso in documenti, ma che nella pratica giudiziaria svizzera raramente si traduce in pene detentive per casi di questo tipo.
Il nodo delle date
Al di là dell’aspetto penale, la vicenda presenta un elemento che potrebbe avere conseguenze più ampie: la coincidenza tra le date delle due presunte vaccinazioni, il 25 gennaio e l’11 novembre 2022, secondo quanto dichiarato dall’entourage del giocatore, e la sua partecipazione a tre partite di Premier League con l’Arsenal proprio a inizio novembre di quell’anno. Un dettaglio distinto dalla positività al Covid-19 registrata da Xhaka nel settembre 2022, che gli era già costata la partecipazione ad alcuni impegni con la Nazionale. Stabilire se il certificato sia stato utilizzato solo per motivi privati o anche per accedere a competizioni e trasferte sportive potrebbe fare la differenza tra una vicenda giudiziaria isolata e un caso con ripercussioni sportive più severe.
Il precedente in Svizzera
Nel mondo dello sport svizzero esiste già un caso simile, quello dell’ex ct dell’hockey su ghiaccio Patrick Fischer, condannato nel 2023 a una pena pecuniaria di quasi 39mila franchi per essersi procurato un certificato falso in vista dei Giochi di Pechino 2022. La vicenda, resa pubblica solo nel 2026, gli è costata il posto da selezionatore e una squalifica di quattro anni comminata dalla Federazione internazionale di hockey, che lo ha sanzionato non per il viaggio in sé, ma perché lo stesso documento falso risultava utilizzato anche in manifestazioni organizzate dalla federazione stessa.
È proprio questo il discriminatorio che ora si tenta di verificare nel caso Xhaka: un conto è un illecito privato commesso durante la pandemia, un altro è l’eventuale utilizzo del documento per aggirare requisiti d’accesso a stadi, Paesi o competizioni.
Le prime conseguenze sportive
Xhaka ha già rinunciato, d’intesa con la federazione, alla convocazione per i prossimi quattro impegni di Nations League. Il presidente della federazione svizzera ha pubblicamente apprezzato la scelta del giocatore di assumersi le proprie responsabilità, lasciando intendere per ora una linea morbida. Al momento non risultano invece rischi di squalifiche sportive formali da parte di UEFA, FIFA o della federazione inglese, dato che i fatti contestati riguardano un periodo precedente al trasferimento del giocatore in Premier League.
Una vicenda aperta
Il caso Xhaka si muove su due binari paralleli e non necessariamente sincroni: quello giudiziario, che potrebbe chiudersi in tempi relativamente brevi con una sanzione pecuniaria, e quello sportivo, più incerto e legato a un accertamento di fatto — l’uso concreto del certificato — che potrebbe richiedere più tempo per essere chiarito. L’audizione di inizio ottobre difficilmente segnerà la fine della storia: più probabilmente, sarà il momento in cui si capirà quanto la vicenda sia destinata a durare, e quali margini restino davvero aperti per il futuro di Xhaka in Nazionale.

