Epicondilite, Dott. Scarpa: “Il PRP può fare la differenza”

Quando si parla di lesioni tendinee, il PRP (Plasma Ricco di Piastrine) rappresenta una delle terapie biologiche che ha contribuito maggiormente allo sviluppo della medicina rigenerativa. L’approfondimento del Dott. Andrea Maria ScarpaChirurgo e medico estetico, esperto in medicina rigenerativa.

“Negli ultimi vent’anni il PRP ha dimostrato il suo potenziale in numerosi ambiti della medicina: dalla medicina dello sport al trattamento dell’artrosi, dalla cura delle ferite difficili alla gestione delle lesioni tendinee, fino alla medicina estetica rigenerativa. Tra le patologie tendinee che possono beneficiare di questo approccio rientra anche l’epicondilite, una condizione spesso persistente e difficile da risolvere quando le terapie tradizionali non hanno dato i risultati sperati”, spiega lo specialista.

Per capire perché il PRP può essere utile, bisogna prima comprendere che cos’è davvero l’epicondilite.

Epicondilite, conosciamo la patologia

Nonostante venga spesso considerata un’infiammazione del gomito, nelle forme croniche prevalgono alterazioni degenerative del tendine. Le fibre di collagene perdono la loro normale organizzazione, la resistenza ai carichi diminuisce e la capacità di riparazione del tessuto risulta compromessa.

“È proprio per questo motivo – continua il Dottor Scarpa – che i trattamenti che si limitano a ridurre il dolore possono offrire un beneficio temporaneo, senza però intervenire sulla qualità del tendine. Il PRP si basa su un principio completamente diverso. Attraverso un semplice prelievo di sangue del paziente si ottiene un concentrato di piastrine ricco di fattori di crescita, in grado di stimolare i naturali processi di riparazione del tessuto tendineo”.

L’obiettivo, quindi, non è soltanto attenuare il dolore, ma “creare le condizioni affinché il tendine possa recuperare parte della propria struttura e della propria funzione, con un beneficio che tende a svilupparsi progressivamente nelle settimane successive al trattamento”.

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Dott. Andrea Maria Scarpa

Il PRP funziona davvero?

Il Dottor Scarpa precisa: “Affinché il trattamento sia realmente efficace, è fondamentale che il PRP venga depositato con precisione nel tessuto danneggiato. Per questo motivo il trattamento viene eseguito sotto guida ecografica, che permette di visualizzare in tempo reale il tendine e di raggiungere con precisione l’area da trattare”.

“Nel mio studio – prosegue – utilizzo un ecografo ad altissima frequenza (24 MHz), in grado di evidenziare alterazioni tendinee anche molto piccole, che potrebbero non essere riconoscibili con un’ecografia convenzionale. Questo consente di infiltrare il PRP esattamente dove serve, aumentando la precisione del trattamento”.

Le evidenze scientifiche degli ultimi anni sono incoraggianti: “Diverse revisioni sistematiche e metanalisi hanno confrontato il PRP con le infiltrazioni di cortisone nell’epicondilite cronica. I risultati mostrano che il cortisone tende a garantire un sollievo più rapido nelle prime settimane, mentre il PRP offre risultati migliori nel medio-lungo termine, con effetti più duraturi sul dolore e sulla funzionalità del gomito”.

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