Due sorelle, una di 46 e l’altra di 44 anni, hanno affrontato insieme uno dei momenti più difficili della loro vita. Ricoverate nella stessa stanza dell’ospedale San Martino di Genova, hanno condiviso ogni fase del percorso, fino all’ingresso in sala operatoria. Prima dell’intervento si sono strette in un abbraccio, lasciando spazio all’emozione e alla paura.
Le due donne, residenti nel ponente ligure con le rispettive famiglie, hanno scelto di sottoporsi a una mastectomia bilaterale preventiva e all’asportazione di ovaie e tube dopo aver scoperto di essere portatrici della mutazione genetica BRCA, nota al grande pubblico come “sindrome di Angelina Jolie”.
Un rischio ereditario e la decisione di operarsi
Gli esami genetici avevano evidenziato un rischio del 70% di sviluppare un tumore al seno e del 40% di ammalarsi di tumore alle ovaie. A rendere ancora più delicata la situazione anche la storia familiare: la madre delle due sorelle aveva infatti affrontato un tumore al seno, per poi perdere la vita a causa di un cancro al colon.
«Abbiamo deciso di operaci perché il rischio era troppo elevato», ha raccontato Giuditta, spiegando le motivazioni che hanno portato entrambe a scegliere la chirurgia preventiva.
San Martino, quattordici ore in sala operatoria e tre squadre coinvolte
L’intervento è stato eseguito al San Martino di Genova in un’unica giornata: le due sorelle sono state operate una dopo l’altra, per un totale di circa 14 ore, dalle 8 del mattino alle 22.
A coordinare le tre équipe coinvolte è stato il direttore della Clinica di Chirurgia Senologica, Piero Fregatti, affiancato dai ginecologi Franco Alessandri e Maria Grazia Centurioni e dai chirurghi plastici Micaela Adami e Stella Leone per la ricostruzione.
Il decorso post-operatorio e il ringraziamento al personale
Per gli interventi al seno e all’utero è stata utilizzata la chirurgia robotica. «Sapevamo che sarebbe stato un intervento complesso, ma è andato tutto per il meglio», ha spiegato Fregatti. Le due pazienti sono rimaste ricoverate per sei giorni, affrontando insieme anche il percorso di recupero.
Ora la fase più delicata è alle spalle e tra qualche settimana potranno tornare al lavoro. «Siamo convinte di aver fatto la scelta giusta. Il rischio si è ridotto in modo significativo, anche se non è scomparso del tutto. Continueremo a effettuare controlli annuali e vogliamo ringraziare tutto il personale del reparto per la straordinaria sensibilità dimostrata, permettendoci di affrontare sempre insieme questo percorso».

