Marco ha 32 anni. Lavora, vive da solo da pochi mesi in un appartamento di proprietà dei nonni e agli occhi di chi lo incontra appare un adulto come tanti. Eppure, quando deve prendere una decisione importante, dal lavoro alle relazioni affettive, il primo impulso è ancora quello di cercare l’approvazione dei genitori. Alla ricerca di una guida che lo illuda di eludere l’errore.
Elisa ha 26 anni, non riesce a costruire una relazione affettiva stabile e non sa che lavoro vorrebbe fare “da grande”. Ha una mente brillante e creativa ma si sente persa di fronte al compito di delineare i contorni della propria identità. Sempre più psicologi e psicoterapeuti osservano una difficoltà crescente nel processo di autonomia dei giovani adulti. Non si tratta semplicemente di uscire di casa o raggiungere l’indipendenza economica. Il nodo riguarda qualcosa di più profondo e complesso: la costruzione di un’identità sufficientemente autonoma e la capacità di separarsi emotivamente dalla famiglia d’origine senza perdere il senso di appartenenza.
Salute mentale, una sfida emergente
È una delle sfide emergenti che attraversano oggi la salute mentale. Le ragioni sono molteplici e sarebbe fuorviante cercare colpevoli. Negli ultimi decenni sono cambiate le condizioni economiche, lavorative e sociali che accompagnano il passaggio all’età adulta. L’incertezza, la complessità delle scelte e la difficoltà di immaginare il futuro rendono più fragile il percorso di crescita.

Anche il mondo digitale ha modificato profondamente le modalità di comunicazione e relazione. Non perché rappresenti necessariamente un problema, ma perché ha trasformato il modo in cui i giovani costruiscono appartenenza, riconoscimento e identità. Oggi si può essere costantemente connessi e contemporaneamente sentirsi soli. Si possono moltiplicare le interazioni senza sperimentare autentici processi di confronto e differenziazione.
Le difficoltà dei giovani adulti
In questo scenario emergono con sempre maggiore frequenza giovani adulti che presentano importanti difficoltà relazionali, instabilità emotiva e fatica nel definire un senso integrato di sé. Problematiche che spesso si accompagnano a una complessa gestione delle relazioni affettive e familiari.
«Osserviamo sempre più spesso giovani che faticano a compiere i passaggi di crescita senza autosabotaggi significativi, e talvolta distruttivi», spiegano gli psicoterapeuti Francesco Giuseppe Capuozzo e Giulia Gregorini. «Non si tratta di mancanza di volontà o di immaturità. Siamo di fronte a percorsi evolutivi resi più complessi da trasformazioni sociali profonde e da vulnerabilità relazionali che coinvolgono non soltanto il singolo ma l’intero sistema familiare».
Da anni di osservazione clinica nasce il progetto psicoterapeutico ideato e condotto dai due professionisti, centrato proprio sul tema dello svincolo dalla famiglia d’origine.
I due percorsi psicoterapeutici
L’intervento si articola in due percorsi psicoterapeutici paralleli e integrati. Un gruppo è rivolto ai giovani adulti che presentano significative difficoltà relazionali ed emotive. Qui il lavoro si concentra sulla comprensione degli schemi relazionali, sul riconoscimento degli stati emotivi, sul potenziamento delle capacità riflessive e sulla costruzione di una rappresentazione di sé più stabile e integrata.
Il secondo gruppo è dedicato ai genitori. L’obiettivo non è insegnare come educare i figli, ma offrire uno spazio di riflessione sul delicato equilibrio tra protezione e autonomia. Perché crescere un figlio adulto significa spesso imparare a lasciarlo andare senza sentirsi esclusi dalla sua vita.
L’idea di fondo è semplice ma rivoluzionaria: il processo di autonomia non riguarda mai una sola persona. Quando un figlio cresce, cambia inevitabilmente anche la famiglia.
L’importanza della coterapia
Uno degli aspetti essenziali del progetto è la coterapia. Francesco Giuseppe Capuozzo e Giulia Gregorini conducono insieme entrambi i percorsi, trasformando la coppia terapeutica in uno strumento clinico attivo. La presenza di due terapeuti, con le loro caratteristiche umane e professionali, consente infatti di ampliare la comprensione delle dinamiche che emergono nel gruppo, integrare prospettive differenti e offrire ai partecipanti un modello concreto di dialogo e collaborazione.
La relazione tra i terapeuti diventa così parte integrante del processo di cura. I partecipanti osservano dal vivo modalità di confronto, negoziazione e costruzione condivisa dei significati che possono essere successivamente interiorizzate e trasferite nelle proprie relazioni.
In una società che parla spesso di emergenza giovanile, forse la domanda da porsi è un’altra. Non perché tanti ragazzi facciano fatica a diventare adulti, ma come possiamo accompagnarli in questo passaggio senza ridurre tutto a una questione individuale.
Perché l’autonomia non nasce dall’isolamento. Nasce dalla possibilità di separarsi senza perdere il legame. E di costruire sé stessi senza rinunciare alle proprie radici.
Articolo a cura del Dott. Francesco Giuseppe Capuozzo, psicologo e psicoterapeuta, e della Dott.ssa Giulia Gregorini, psicologa e psicoterapeuta.

